Attenta da sempre alle politiche di genere, Legacoop Romagna si unisce a quanti, in queste ore, stanno prendendo le distanze dal “DDL Stupri” (denominazione terribile), approvato a maggioranza (risicata) in Commissione Giustizia, al Senato.
Un testo che nasce con l’obiettivo di tutelare le donne e poi si perde, eliminando il termine “consenso” e aprendo la strada a libere interpretazioni di un concetto, che, al contrario, non può ritenersi sindacabile.
L’associazione ha recentemente ottenuto la certificazione di genere: una grande soddisfazione per il gruppo dirigente e la struttura, portata avanti con l’auspicio che si tratti di un percorso che riesca a stimolare le cooperative che ancora non ci sono riuscite, a raggiungere un analogo risultato.
Crediamo in questo strumento di verifica e controllo dei percorsi di parità nei luoghi di lavoro e consideriamo la certificazione appena raggiunta coerente con i valori della cooperazione, che hanno sempre ricompreso il rispetto per le persone, la tutela dei diritti individuali, pari opportunità per ognuno, contrarietà ad ogni forma di violenza.
È per rispondere a questi principi, di uguaglianza e crescita collettiva, che nel XIX secolo sono nate le prime cooperative.
E forse non è un caso se, oggi, oltre la metà dei 28.000 lavoratori occupati nelle cooperative romagnole, sono donne.
Resta da fare tanto, certo, a partire dalla valorizzazione delle donne negli organismi dirigenti, ma, passo dopo passo, siamo certi che si possano ottenere risultati migliori anche in quella direzione.
Per Legacoop, insomma, la parità non è una vetrina, né una moda.
Non è apparenza o convenienza.
La paritá é sostanza, forza, responsabilità a migliorare le occasioni di convivenza e l’organizzazione del lavoro.
Paritá è anche attenzione al linguaggio, alla correttezza del confronto, come ben scritto nel manuale “Linee guida sul linguaggio e le politiche di genere” che abbiamo realizzato qualche anno fa e messo a disposizione delle imprese associate.
Le parole hanno sempre un significato che va rispettato.
Sono strumenti che misurano la profonditá delle nostre relazioni e le linee di confine dei nostri diritti. Non si gioca al ribasso con le parole e il loro corretto significato, mai, tantomeno sulla pelle delle donne maltrattate e abusate.
I SI e i NO non sono mica tutti uguali, in fondo: ce ne sono alcuni che nessuno può interpretare e si dovrebbero solo assecondare.

























































