Calo demografico, invecchiamento della popolazione, bassa crescita del valore aggiunto, contrazione dell’export e alto consumo di suolo: sono queste le principali problematiche riscontrate dalla quinta edizione dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro della provincia di Ravenna, a cura di Ires Emilia Romagna, che offre annualmente un quadro aggiornato dei principali indicatori economici, delle dinamiche occupazionali, delle tendenze demografiche e ambientali a livello provinciale. Grazie all’impiego di diverse fonti dati, tra cui Istat per gli aspetti demografici, Inps, Siler e Prometeia per l’analisi economica e del mercato del lavoro, il rapporto presenta confronti in serie storica e con i dati regionali e nazionali. Di seguito una sintesi dei dati emersi nel rapporto relativo all’anno 2024.
L’inverno demografico e una popolazione sempre più anziana
La provincia di Ravenna, come il resto della regione e del Paese, sta attraversando una fase di profondo mutamento demografico, caratterizzata da un progressivo invecchiamento e da una preoccupante denatalità, che mettono alla prova la tenuta del sistema socio-economico locale. Al 1° gennaio 2025, la popolazione conta 388.422 residenti, segnando una lievissima contrazione rispetto all’anno precedente e confermando una tendenza al calo iniziato dopo il picco raggiunto nel 2013. Questo fenomeno è alimentato da quello che viene definito un vero e proprio “inverno demografico”: tra il 2010 e il 2024, infatti, le nascite nel territorio ravennate sono crollate del 46,5%, una flessione più marcata rispetto alla media nazionale e regionale. Tale calo non è tanto frutto di incertezze economiche o mutamenti culturali, ma ha una base strutturale dovuta principalmente al drastico calo delle nascite nei decenni passati, che ha portato oggi alla riduzione del numero di donne in età fertile.
Parallelamente, la struttura anagrafica si sta sempre più sbilanciando verso le fasce più anziane: negli ultimi vent’anni, mentre la popolazione complessiva fletteva leggermente, il numero di cittadini con più di 75 anni è cresciuto del 27,3%. Oggi l’indice di vecchiaia in provincia ha raggiunto quota 235, il che significa che per ogni bambino sotto i 15 anni ci sono più di due anziani di almeno 65 anni, un valore che supera significativamente anche la media dell’Emilia-Romagna. Sebbene la longevità sia un traguardo positivo, emerge un paradosso legato alla qualità della vita, poiché l’aumento dell’aspettativa di vita non coincide sempre con anni vissuti in buona salute, aumentando così la futura richiesta di assistenza e il rischio di isolamento sociale.
In questo scenario, il contributo della popolazione straniera è stato fondamentale, raddoppiando in vent’anni, fino a rappresentare oggi il 12,3% dei residenti totali. Tuttavia, anche questa componente inizia a mostrare segni di “stanchezza demografica”, con una diminuzione dei nati stranieri del 46,2% nell’ultimo decennio. Nonostante ciò, il territorio ravennate mantiene una notevole capacità attrattiva: se la popolazione totale non subisce crolli drastici, è merito del saldo migratorio positivo, alimentato sia dall’arrivo di cittadini dall’estero sia dal trasferimento di residenti italiani da altre province e regioni, in particolare dal Centro-Sud. In definitiva, la stabilità demografica della provincia poggia oggi quasi esclusivamente sulla sua capacità di attrarre nuovi abitanti, compensando un saldo naturale tra nascite e decessi che resta profondamente negativo.
Nel 2024 una crescita contenuta del valore aggiunto
L’economia della provincia di Ravenna si inserisce oggi in un contesto globale di forte instabilità, dove le tensioni geopolitiche, l’inflazione e l’introduzione di nuovi dazi mettono sotto pressione le catene di approvvigionamento e la fiducia degli investitori. A livello locale, questo scenario si traduce in una crescita del valore aggiunto assai contenuta, stimata per il 2024 intorno allo 0,4%, dopo che il 2023 si era chiuso con un lieve segno negativo. Nonostante questo rallentamento, la provincia è riuscita a superare i livelli produttivi pre-pandemici, raggiungendo la soglia dei 12 miliardi di euro di valore aggiunto, una ricchezza generata per quasi il 70% dal settore dei servizi.
All’interno dei diversi settori e comparti si osservano dinamiche contrastanti: l’agricoltura ha mostrato una significativa ripresa produttiva nel 2024 dopo i devastanti eventi alluvionali del 2023, mentre il settore delle costruzioni sta vivendo una fase di “normalizzazione”, con una crescita che si sta progressivamente smorzando a causa dell’aumento dei tassi d’interesse e della ridefinizione dei bonus fiscali.
Il turismo rappresenta invece una nota decisamente positiva, avendo superato nel 2024 i volumi di arrivi e presenze del 2019, con un trend di ulteriore crescita nei primi mesi del 2025, trainato soprattutto dai turisti stranieri.
Debolezze nel settore produttivo e calo dell’export
Emergono segnali di fragilità nel tessuto produttivo, con il numero di imprese attive che è sceso ai minimi storici dal 2002, colpendo in modo particolare il settore del commercio e l’artigianato. Anche il fondamentale fronte delle esportazioni mostra segnali di criticità: nel 2024 l’export provinciale ha registrato una flessione del 3,7%, un dato che risente sia della dinamica dei prezzi sia dell’incertezza sui mercati internazionali. In questo quadro, la possibile introduzione di nuove barriere doganali negli Stati Uniti rappresenta una minaccia concreta, dato che il mercato nordamericano assorbe circa il 9% delle vendite estere ravennati.
Gli occupati sono cresciuti del 1,9%
Il mercato del lavoro nella provincia di Ravenna mostra segnali di ripresa nel breve periodo, ma deve fare i conti con fragilità strutturali e criticità non ancora del tutto rimarginate rispetto al periodo pre-pandemico. Nel 2024, il numero degli occupati è cresciuto del 1,9% rispetto all’anno precedente, un incremento più marcato di quello regionale, che ha permesso alla provincia di superare i livelli del 2021 e 2022. Tuttavia, se si allarga lo sguardo al 2019, la provincia registra ancora una perdita di occupati dello 0,8% (corrispondenti a oltre 1.460 unità), mentre a livello regionale e nazionale si è già superata quella soglia. Parallelamente, il numero di disoccupati è in costante calo dal 2020, con il tasso di disoccupazione che si attesta oggi al 4,1%, un valore inferiore alla media regionale. Questo miglioramento del tasso nasconde però un rovescio della medaglia: il calo del numero di chi cerca lavoro è in parte dovuto a un aumento degli “inattivi”, in buona parte persone scoraggiate che hanno smesso di cercare un’occupazione, un fenomeno che ha colpito soprattutto la componente femminile.
La qualità dell’occupazione resta uno dei nodi più critici per il territorio. Solo la metà dei lavoratori dipendenti privati (il 50,4%) gode di un contratto a tempo pieno e indeterminato, una percentuale che crolla al 34,1% se si considerano solo le donne. Se si aggiunge anche il fatto di aver lavorato continuativamente durante l’anno, i valori percentuali si riducono ulteriormente (rispettivamente al 45,0% e al 30,1%). Questa precarietà strutturale si riflette sui livelli retributivi: con una media di 23.836 euro annui, i salari dei dipendenti privati ravennati restano sensibilmente inferiori alla media regionale di oltre 2.600 euro. Inoltre, negli ultimi anni si è assistito a una netta erosione del potere d’acquisto: tra il 2008 e il 2024, a fronte di un aumento dei prezzi del 32%, le retribuzioni degli operai sono cresciute solo del 28%, allargando una forbice che pesa sulle tasche delle famiglie. Permane inoltre una pesante disparità di genere, con le donne che percepiscono mediamente 33 euro al giorno in meno rispetto ai colleghi uomini.
A livello settoriale, il 2024 ha visto una performance positiva dell’industria in senso stretto, che ha guadagnato circa 4.300 addetti (+11,4%), mentre il settore delle costruzioni ha subìto una brusca frenata del -13,9% dopo la spinta degli anni precedenti.
Nonostante la tenuta complessiva, il ricorso alla Cassa Integrazione è aumentato del 38,7% nell’ultimo anno, segnale di tensioni ancora vive in alcuni comparti produttivi. Si osserva anche il consolidarsi delle cosiddette “grandi dimissioni”, con un aumento delle uscite volontarie del 43,8% rispetto al periodo 2015- 2019, indice di un mercato del lavoro più fluido ma anche di una ricerca di diverse condizioni di vita e professionali.
La sicurezza sul lavoro: nel 2024 ci sono stati 7.000 casi
Infine, la sicurezza resta un tema drammatico: sebbene gli infortuni siano diminuiti del 28% rispetto al 2012, il dato del 2024 indica oltre 7.000 casi, con una particolare vulnerabilità dei lavoratori stranieri, più frequentemente impiegati nelle mansioni più rischiose e pesanti.
Si conferma poi la povertà lavorativa come un carattere ormai strutturale, poiché avere un impiego non garantisce più l’immunità dall’indigenza, specialmente per le famiglie monoreddito o per i nuclei con numerosi figli, anche per effetto di un mercato del lavoro sempre più caratterizzato da occupazioni a bassa retribuzione, precarie e non continuative.
Ambiente e territorio: consumo di suolo oltre il 10%
Infine, l’Osservatorio si concentra sulle condizioni dell’ambiente e del territorio. Gli eventi climatici estremi susseguitisi in particolare fra il 2023 e il 2025 hanno confermato come la tutela del territorio sia ormai una variabile centrale per lo sviluppo e il benessere della provincia di Ravenna. Un dato senza dubbio critico emerge dal consumo di suolo, che nel 2024 ha raggiunto il 10,5%, un valore superiore sia alla media regionale che a quella nazionale. Questa cementificazione, che tocca punte dell’11,6% nel comune di Ravenna e supera il 16% a Sant’Agata sul Santerno, avvicinandosi a tale soglia anche nel comune di Cervia, riduce la capacità di assorbimento del terreno e aumenta l’esposizione ai rischi idraulici, in un contesto caratterizzato da piogge torrenziali e da un aumento delle temperature medie di circa un grado e mezzo rispetto ai decenni passati. Parallelamente, la gestione dei rifiuti presenta luci e ombre: se da un lato la produzione pro-capite di 749 kg annui è superiore alla media regionale, risentendo molto dei flussi turistici in località come Cervia, dall’altro la provincia eccelle nel recupero dei rifiuti. La raccolta differenziata ha infatti raggiunto l’80,7%, posizionandosi nettamente sopra la media nazionale del 67% e superando anche l’ottimo dato dell’Emilia- Romagna (79,0%). Comuni come Alfonsine, Bagnacavallo e Conselice rappresentano punte di eccellenza, riuscendo a superare l’85% di rifiuti differenziati e dimostrando un forte impegno verso la sostenibilità ambientale.























































