“Ravenna è oggi al centro di una vicenda che interpella la coscienza civile e politica della nostra comunità: il transito di carichi di armi destinati a Israele attraverso il nostro porto. Non si tratta di una questione tecnica, ma di un tema che riguarda la pace, la legalità e la responsabilità internazionale del nostro territorio.

Di fronte a ciò, considero di grande coraggio la scelta dei lavoratori portuali e dei sindacati, che hanno rivendicato il diritto all’obiezione di coscienza per non essere complici di azioni di guerra. È un gesto che restituisce dignità al lavoro e testimonia come la coscienza collettiva possa opporsi alla logica disumana dei conflitti”.

Ad affermarlo è Nicola Staloni, consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra

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“Il sindaco Alessandro Barattoni ha sollevato con chiarezza la questione politica, ribadendo che Ravenna non deve diventare complice del massacro in corso a Gaza. La sua lettera al ministro Salvini ha reso evidente il rischio che, dietro la neutralità delle infrastrutture, si nasconda la partecipazione indiretta a un crimine contro civili innocenti” prosegue Staloni.

“Il governo, invece, ha fornito risposte evasive, senza chiarire chi abbia autorizzato i transiti e perché manchi, come denunciato da diverse inchieste giornalistiche, l’autorizzazione UAMA necessaria per l’export di armamenti. Per questo la richiesta di un’indagine parlamentare avanzata da AVS è oggi imprescindibile.

In tale contesto, assume particolare rilievo anche l’iniziativa legale dell’avvocato Andrea Maestri, che richiama l’applicazione rigorosa della Legge 185/1990. La sua azione non è solo un atto giuridico, ma uno strumento concreto di difesa della legalità repubblicana e della dignità della nostra città.

Ravenna, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza, non può e non deve diventare complice di traffici di guerra. Il nostro porto deve essere motore di sviluppo sostenibile, innovazione e pace. Per questo Ravenna ha oggi il dovere di inviare un messaggio forte e coraggioso: rifiutare la logica della guerra e ribadire il proprio impegno per la giustizia, la solidarietà e la pace”.