Valle della Canna, sequestrate le aree della strage: morta metà dell’avifauna

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Sono scattati i primi sequestri su alcune aree della Valle della Canna, la zona alle porte di Ravenna segnata da una strage di uccelli acquatici, nell’ambito del fascicolo aperto dalla Procura contro ignoti. Due le ipotesi di reato che appaiono configurabili sulla base dell’esito degli accertamenti: l’inquinamento e il disastro ambientale. I sequestri fanno seguito al sopraluogo del procuratore Alessandro Mancini assieme ai comandanti di polizia locale e carabinieri forestali.

Migliaia di uccelli morti, anatre come germani e folaghe, trampolieri come le avocette, altre centinaia agonizzanti. L’ecatombe si sta consumando in una Valle del Delta del Po, la valle Mandriole, nel Ravennate, e le prime analisi indicano nel botulino la causa dell’intossicazione, un ceppo che colpisce solo uccelli, non l’uomo, ma che non è meno pericoloso per la salute del territorio. Secondo le ultime stime, gli uccelli morti ammontano a circa 2.200 esemplari sui 4.000-4.500 in precedenza censiti nell’intera valle ravennate, la metà dell’avifauna. La causa, secondo le analisi eseguite finora, può essere individuata nel botulismo aviare: un ceppo del botulino che colpisce gli uccelli. Due appaiono essere i fattori che hanno agito sull’epidemia: il mancato approvvigionamento di acqua, ora ripristinato, e un’estate calda e siccitosa.

Il sito colpito dall’epidemia è molto prezioso dal punto di vista ambientale: è una delle zone umide costiere di acqua dolce nelle quali vivono specie rare e protette. Su questa imponente moria di avifauna i riflettori si sono accesi nel fine settimana, con la denuncia di associazioni ambientaliste di almeno mille esemplari recuperati morti e centinaia agonizzanti.

A differenza del botulismo, pericoloso per gli esseri umani, provocato dall’ingestione di alimenti contaminati, il ceppo che colpisce gli uccelli è specifico per questi animali: si tratta della tossina C, molto tossica per anatre e oche. Non è letale per l’uomo, insomma, ma gli effetti sull’avifauna e sull’ambiente sono devastanti. Tra l’altro manca ancora un ‘censimento’ di quali e quante specie siano state colpite e in che proporzioni.

L’Ente Parco lunedì ha sospeso la caccia nel raggio di tre chilometri dalla zona colpita. Il Comune di Ravenna sabato ha fatto sapere “di aver favorito azioni straordinarie per il ricambio delle acque della valle in maniera rapida”. Venendo a mancare l’acqua – gli invasi sono alimentati dal fiume Lamone – è mancato l’ossigeno. Condizioni ideali per la proliferazione del botulino, normalmente presente ma non in concentrazioni letali.

Ed è sulla criticità della gestione idrica che si scagliano gli ambientalisti. La situazione “è molto grave”, commenta Antonino Morabito, Legambiente, perché “tutte le amministrazioni competenti, Comune, Regione ed Ente parco, da anni sapevano” del “potenziale pericolo” derivante dal prosciugamento degli invasi, e “non hanno messo in atto le misure necessarie per impedirlo”. Tra l’altro, aggiunge, sono stati “ignorati” alcuni campanelli d’allarme, come “i primi uccelli che stavano male trovati e segnalati dai cittadini già a metà settembre”. Sulla stessa linea i Verdi dell’Emilia-Romagna, per i quali si tratta di una strage che “con una corretta gestione dell’acqua” si sarebbe “potuta evitare”. Lipu-BirdLife Italia avverte: fenomeni simili possono essere aggravati anche dai cambiamenti climatici e per prevenirli “serve un cambio di rotta”.

Migliaia di uccelli morti, anatre come germani e folaghe, trampolieri come le avocette, altre centinaia agonizzanti. L’ecatombe si sta consumando in una Valle del Delta del Po, la valle Mandriole, nel Ravennate, e le prime analisi indicano nel botulino la causa dell’intossicazione, un ceppo che colpisce solo uccelli, non l’uomo, ma che non è meno pericoloso per la salute del territorio.

(ANSA)