Il liceo scientifico Oriani torna a discutere della possibile introduzione della settimana corta, con lezioni dal lunedì al venerdì e il sabato libero. A due anni dal precedente sondaggio — che nel 2023 non ottenne in Consiglio d’Istituto la maggioranza dei due terzi — la comunità scolastica è stata nuovamente chiamata a esprimersi.

Questa volta il quadro è più frammentato: hanno votato a favore il 51,3% degli studenti, il 38,7% dei genitori, il 53,2% dei docenti e il 100% del personale ATA. Tuttavia, sul totale dei votanti, il 61,1% si è dichiarato contrario. La decisione finale spetterà ora al Consiglio d’Istituto, chiamato a rappresentare tutte le componenti.

Il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, invita l’organo scolastico ad approfondire gli aspetti più critici della proposta, a partire dalle motivazioni didattiche: le attuali sei ore giornaliere, se concentrate su cinque giorni, comporterebbero mattinate più lunghe e impegnative, con un aumento del carico pomeridiano di studio.

Ancisi chiede inoltre di chiarire come verrebbero integrate, nella settimana corta, le attività pomeridiane facoltative del triennio, considerate di grande valore formativo: corsi di storia contemporanea, filosofia orientale, biologia con curvatura biomedica, preparazione alle certificazioni linguistiche PET-FCE-CAE, e il potenziamento di matematica per le quinte.

Non meno rilevanti le attività di recupero, fondamentali per gli studenti in difficoltà. Il rischio, osserva Ancisi, è che la concentrazione delle lezioni renda più difficile frequentare i rientri pomeridiani, costringendo gli studenti a rinunciare a percorsi di crescita scolastica e personale, comprese attività sportive, musicali o teatrali.

Un altro nodo cruciale riguarda i pendolari provenienti dal forese ravennate e dal comacchiese, già oggi penalizzati da linee extraurbane insufficienti. Con una settimana corta, gli orari di uscita slitterebbero alle 15 o 16, con possibili disagi e il timore di un trasferimento verso istituti che mantengono l’orario su sei giorni.

«La decisione sarà comunque rispettata — conclude Ancisi — ma il Consiglio d’Istituto deve garantire chiarezza sul piano educativo e trasparenza sull’offerta scolastica».