Il Partito Liberaldemocratico di Ravenna esprime piena condivisione e sostegno alle critiche avanzate dalle associazioni di categoria della Bassa Romagna in merito alle linee guida adottate dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e dal Bagnacavallo sull’introduzione del salario minimo negli appalti pubblici.
Secondo il PLD, la scelta delle amministrazioni locali rappresenta una ingerenza impropria della politica nelle dinamiche del mercato del lavoro e nella contrattazione collettiva nazionale, con il rischio concreto di generare distorsioni economiche e disparità di trattamento tra imprese e lavoratori del territorio.
A intervenire sul tema è il segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Ravenna, Nicola Cavina. «Il salario minimo “comunale” – afferma – pur partendo da intenti comprensibili sul piano teorico, si traduce di fatto in un atto di dirigismo economico. Introdurre per via amministrativa una soglia salariale fissa, senza considerare l’insieme degli elementi che compongono un contratto di lavoro, significa scavalcare la contrattazione collettiva nazionale tra le parti sociali. È un errore sia concettuale sia pratico».
Secondo Cavina, la tutela della dignità del lavoro passa da altri strumenti: «La dignità dei lavoratori si difende sostenendo sviluppo, produttività e contrattazione, non aggiungendo ulteriori rigidità burocratiche a carico di imprese che già operano in un contesto di pressione fiscale insostenibile».
Il segretario provinciale richiama inoltre il rischio di un populismo amministrativo, con effetti negativi sulla qualità dei servizi e sull’efficienza delle imprese: «C’è il pericolo che i bandi pubblici diventino un terreno di scontro ideologico, dove non prevalgono più qualità ed efficienza, ma la capacità di adeguarsi a parametri rigidi definiti dalla politica. Condividiamo le preoccupazioni delle associazioni di categoria: il rischio reale è una distorsione delle relazioni industriali e un aumento della complessità gestionale, senza benefici strutturali per i lavoratori».
Secondo il PLD, la lotta al lavoro povero dovrebbe essere affrontata con politiche di sistema: «Si combatte riducendo il cuneo fiscale e creando condizioni favorevoli agli investimenti, non con provvedimenti simbolici che finiscono per complicare la vita alle comunità locali».
Il Partito Liberaldemocratico di Ravenna ribadisce infine la necessità di un confronto serio e pragmatico con il mondo produttivo, auspicando la sospensione delle linee guida adottate e l’apertura di un tavolo di confronto reale, almeno a livello provinciale, con le rappresentanze delle categorie economiche.
























































