“Le criticità della sanità di Ravenna e dintorni sono tristemente note. La “novità” è che sono in continuo peggioramento. Oggi torniamo ad occuparci del pronto soccorso dell’ospedale della città capoluogo. Leggiamo a caso tra i tanti commenti che affollano le pagine dei social, le uniche sulle quali è possibile sfogarsi, vista l’impossibilità di prendersela con il personale sanitario, ossia le prime vittime della situazione.
Commenta L.G.: «Sabato 30 luglio. Pronto soccorso di Ravenna: un solo medico in servizio stamattina con i 2 ex corridoi pieni e uno solo oggi pomeriggio. Situazione paradossale. A cosa serve ingrandire quel servizio se non inseriscono più medici?». Risponde M.A.: «Andiamo verso la chiusura. Considera che il pronto soccorso di Cervia è stato chiuso. C’è solo la guardia medica dalle 20.00. Si andrà sempre peggio». Lapidaria la conclusione di S.Z: «Non ci sono né medici né infermieri».
Si è arrivati alla lettera al Presidente della Repubblica, sorta di “Cahier de doléances” della disperazione, con tanto di replica del direttore generale dell’auslona Romagna che, prontamente, scarica tutto sul “sistema che è brutto e cattivo”. Come se non facesse parte anche lui di quel sistema da decenni!
Del resto, complessivamente, a Ravenna i medici dell’Osservazione breve intensiva sono tre in tutto. Altri due (di cui un ortopedico) si trovano nell’area a bassa intensità. E se i social restituiscono l’immagine del pronto soccorso per la giornata di sabato, ci pensano i giornali a certificare quella del giorno prima: «Le stanze sono piene di barelle: ci sono una quarantina di pazienti che attendono il ricovero, di cui una parte isolate dietro a un vetro perché positive al Covid. Altre trenta persone circa aspettano fuori dalla sala gessi». Titolo: «Pronto soccorso, attese anche di 5 giorni». Nessuna situazione eccezionale: l’ordinario disastro.
Così il primario del reparto di emergenza e urgenza ravennate: «Nell’Osservazione breve intensiva ci sono pazienti che restano qui anche diversi giorni perché non c’è modo di ricoverarli prima nei reparti, e sono comunque persone che necessitano di stare in ospedale e fuori ci sono i parenti che giustamente chiedono dove sono i loro cari, come mai non sono ancora in reparto. Il lavoro si accumula nei giorni, per cui non solo siamo un medico un meno rispetto al fabbisogno, ma i tre medici per turno dell’Osservazione breve intensiva devono curarsi anche dei pazienti che sono arrivati qui nei giorni precedenti. E così il lavoro aumenta. Eravamo una regione d’eccellenza: situazioni del genere altrove già erano la norma, ma la popolazione qui non era abituata a questi disagi».
I numeri degli accessi sono alti, con picchi in questo periodo di 300 pazienti al giorno. Il servizio non è in grado di reggere questa situazione, né lo possono le persone che vi si rivolgono. Il problema è che non si tratta di una crisi dovuta all’aumento degli accessi dovuto ai non residenti in vacanza. Ad inizio 2021, per chi se lo ricorda, come Ravenna in Comune registravamo gli stessi problemi. E non si poteva certo pensare ad un eccesso di ingressi per vacanzieri: il turismo nella stagione sciistica a Ravenna non incide, ovviamente. Piuttosto, valeva allora, come oggi, una nostra semplice (ma non semplicistica) constatazione: «se alcune prestazioni richieste al Pronto Soccorso non sono da “pronto soccorso” lo si deve al fatto che, troppo spesso, mancano le alternative ordinarie. Quando prestazioni che il sistema considera non prioritarie vengono programmate a dodici mesi e passa, il cittadino o la cittadina che non può ricorrere alla sanità privata merita comunque una risposta oppure no?». Ora leggiamo le stesse considerazioni da parte del primario del pronto soccorso, Giovanni Strada, che, di fatto, respinge al mittente le pseudo-soluzioni di de Pascale. Questi infatti ha più volte detto: «Rivolgiamoci al pronto soccorso solo laddove realmente necessario, per tutto ciò che non è prestazione da pronto soccorso utilizziamo invece i canali corretti attraverso il proprio medico di medicina generale, la continuità assistenziale, la rete delle case della salute dove presenti sul territorio, e le prenotazioni tramite cup». Il punto è, caro de Pascale, che i canali corretti non esistono o, dove esistono, sono inutilizzabili a meno che gli esami, visite e simili non siano rinviabili a tempi migliori (non è eccezionale l’appuntamento a distanza di 12 mesi e più!). Chi ha concorso a creare questa situazione è stato il PD, che ha prodotto il disastro malgovernando la sanità a livello locale (comune e regione) e nazionale, a tutto vantaggio del privato. Per chi può permetterselo, naturalmente. Citiamo di nuovo Strada: «Il Pronto soccorso è un poliambulatorio specialistico. Lei sa che viene qui, che le faranno gli esami, che la visiteranno. Prenda un altro caso: è in difficoltà economiche, deve fare un esame per il quale la lista d’attesa è lunghissima e non può permettersi di andare dal privato. Dove va? Sempre qui».
Come Ravenna in Comune ci troviamo d’accordo e ribadiamo che i problemi della sanità come servizio pubblico non sono risolvibili dal privato (come Sindaco e Presidente della Regione millantano): il privato è il problema, non la soluzione.”