Organizzare una DMO con processo partecipativo tra pubblico e privato, che includa un territorio ampio, con forte presenza online e attrattività internazionale, e coinvolgere in modo strutturale i giovani under 35, cioè la principale risorsa per innovare i modelli mentali e organizzativi. Sono queste le due indicazioni ‘indifferibili’ che Giuseppe Giaccardi, fondatore di Studio Giaccardi & Associati – Consulenti di direzione e Data Analyst, ha lasciato alla Commissione consiliare Turismo del Comune di Ravenna.

Giovedì pomeriggio, Giaccardi, in veste di coordinatore del comitato scientifico del progetto di ricerca ENIT “Turismo climate-sensitive”, ha raccontato in commissione i risultati tecnici e le indicazioni pratiche emerse dal progetto.

«Secondo la banca dati dell’Unione Europea sul clima Copernicus – ricorda Giaccardi – il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, inserendosi in una tendenza in atto da tempo: complessivamente gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi.  È anche per questo che UNWTO, l’organizzazione mondiale del turismo, e il centro studi JRC della Commissione Europea certificano che oltre il 65% dei turisti internazionali è sensibile all’impatto del cambiamento climatico nella scelta della proprie vacanze».

Di fronte a questo scenario, gli operatori turistici sono sempre più consapevoli dei rischi, anche economici, del cambiamento climatico. Pertanto, chiedono alle amministrazioni locali di prendere provvedimenti per adattarsi ai nuovi scenari, coinvolgendoli nelle decisioni. A sancirlo è la ricerca Enit “Climate change: nuove scelte di turisti e operatori del turismo”, condotta su una popolazione di oltre 9mila operatori turistici pubblici e privati, italiani e internazionali, nell’ambito del progetto “Turismo climate-sensitive”.

Secondo l’indagine, a preoccupare maggiormente gli operatori sono i nubifragi e le inondazioni (67% degli intervistati), ma anche la siccità (64%). Mentre, a impattare sulle scelte delle destinazioni dei turisti sono la condizione-limite della temperatura superiore a 40°C (83%, che sale a 95% guardando ai soli TO internazionali).

Proprio per questo, secondo gli operatori del settore, il cambiamento climatico deve essere messo al centro delle agende dei territori (64% degli intervistati), promuovendo soluzioni di accoglienza climatica (52%), senza dimenticare di coinvolgere gli operatori turistici nei provvedimenti di adattamento climatico (42%). Infatti, per tutti gli intervistati il valore del partecipare alle decisioni è di ben 4 punti su 5: anche nell’emergenza climatica, l’economia del turismo si conferma a forte vocazione partecipativa. Non da ultimo, anche il valore dell’impatto del cambiamento climatico sulla vacanza si attesta in media oltre ai 4 punti su 5.

A fronte di temperature sempre più alte, si assisterà (e in parte si sta già assistendo) a uno slittamento dei periodi più favorevoli per il turismo estivo verso i cosiddetti ‘mesi di spalla’, cioè aprile, maggio, settembre e ottobre. A prevederlo è il modello Tourism Climatic Index (TCI), applicato a quattro destinazioni-simbolo italiane dal professor Rodolfo Baggio nel corso del progetto. Questo cambiamento, legato alle temperature spesso estreme nei mesi di luglio e agosto, cioè nella tradizionale ‘alta stagione’, necessita di un adeguamento delle strategie di offerta turistica e di sviluppo locale, che permetta di lavorare a pieno ritmo anche in quei mesi che tradizionalmente venivano considerati ‘di spalla’ e che invece sono diventati i più gettonati per i turisti europei e nordamericani.