«Qualche raggio di luce è finalmente filtrato, ma la vicenda Ravenna Festival resta ancora densa di contraddizioni». È il giudizio di Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), che ripercorre i fatti legati alla governance della manifestazione culturale, alla luce degli ultimi sviluppi emersi fino al 7 febbraio.
Ancisi richiama innanzitutto i precedenti interventi pubblici del 9 e 13 ottobre e del 2 febbraio, nei quali aveva sollevato dubbi sulla gestione del Festival, definendo «necessaria una ripartenza da zero» e contestando l’idea che Ravenna Festival potesse essere considerato «un affare privato». Un primo segnale di cambiamento, secondo il consigliere, è arrivato sabato scorso al Teatro Alighieri, con la presentazione della prossima edizione del Festival.
L’affidamento triennale della direzione artistica a Michele Marco Rossi e Anna Leonardi, deliberato il 4 agosto senza valutare altre candidature, era di fatto decaduto il 6 ottobre, quando Rossi ha rinunciato all’incarico a seguito del rinvio a giudizio per un procedimento penale. Nonostante ciò, fino a pochi giorni fa – sottolinea Ancisi – non era stato chiarito chi stesse effettivamente dirigendo l’edizione 2026, né con quali contratti.
Nella sezione “Amministrazione Trasparente” della Fondazione Ravenna Manifestazioni, risultavano ancora indicati come direttori artistici – sebbene con contratti scaduti il 31 dicembre 2025 – i condirettori storici Franco Masotti e Angelo Nicastro, con compensi annui rispettivamente di 81.722 e 112.740 euro. Nessuna informazione, inoltre, era disponibile sulla posizione del sovrintendente Antonio De Rosa, in carica dal 2006, il cui contratto quadriennale sarebbe scaduto nel luglio 2026.
Gli “spiragli”
Durante la presentazione al Teatro Alighieri, Anna Leonardi e Angelo Nicastro sono stati indicati come codirettori artistici del Festival 2026. Contestualmente, la sezione Amministrazione Trasparente è stata aggiornata, chiarendo che:
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il contratto di Anna Leonardi, stipulato il 26 novembre 2025, scadrà il 31 dicembre 2028, con un compenso annuo di 50 mila euro;
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il contratto di Antonio De Rosa è stato prorogato solo fino al 31 dicembre 2026;
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Franco Masotti è uscito definitivamente di scena.
Assente sul palco, per la prima volta, Cristina Mazzavillani Muti, definita da Wikipedia «presidente e anima di Ravenna Festival», rimasta in platea. «Alla città – osserva Ancisi – non resta che rivolgerle un grande ringraziamento per tutta la storia del Festival fino a oggi».
Secondo Lista per Ravenna, per il solo 2026 sarebbe bastato affidare la direzione a Masotti e Nicastro, o anche al solo Nicastro, avviando nel frattempo una selezione pubblica per individuare un unico direttore artistico di profilo nazionale per il triennio successivo. Una procedura simile a quella appena adottata per la nomina del direttore artistico della Stagione d’Opera e Danza dell’Alighieri, individuato in Emanuele Masi tra una cinquantina di candidati.
Il mantenimento dell’impegno assunto verso Leonardi viene giudicato ora più equilibrato sul piano economico, mentre la scadenza fissata al 31 dicembre 2026 per De Rosa apre, secondo Ancisi, alla possibilità di selezionare il futuro sovrintendente tramite un avviso pubblico, fondato su criteri di trasparenza, imparzialità e qualità dell’offerta.
«Qualcosa si è mosso – conclude Ancisi – e questo consente una maggiore fiducia. Ma sarà necessario vigilare attentamente sugli sviluppi, affinché Ravenna Festival torni a essere un’istituzione pienamente pubblica, trasparente e all’altezza del suo prestigio».





























































