“Nel pieno dell’attuazione del PNRR e delle direttive europee sulla digitalizzazione ferroviaria, in Emilia-Romagna resta bloccata una scelta che appare sempre più contraddittoria: procedere con un nuovo quadruplicamento ferroviario su viadotto tra Bologna e Castel Bolognese, nonostante esistano tecnologie già finanziate e obbligatorie a livello dell’Unione Europea in grado di aumentare la capacità della linea esistente senza nuovo consumo di suolo”.

Così i comitati contrari al progetto del quadruplicamento ferroviario, nati nei vari territori, presentano il prossimo incontro rivolto alla cittadinanza, organizzato a Imola nella giornata di venerdì 9 gennaio, alle 20. L’incontro vedrà la partecipazione dell’avvocato Adriano Travaglia e sarà finalizzato ad approfondire, da diversi punti di vista, quali strumenti giuridici, amministrativi e civici siano a disposizione dei cittadini per la tutela dei propri diritti, in relazione al progetto del quadruplicamento ferroviario Bologna–Castel Bolognese.

L’iniziativa si terà al Centro Sociale La Stalla.

“A oltre un mese dal tavolo interistituzionale del 1° dicembre, Regione Emilia-Romagna e RFI non hanno ancora avviato alcun confronto tecnico pubblico con gli ingegneri indipendenti che propongono soluzioni basate su ERTMS/ETCS, tecnologia che il PNRR finanzia e che l’Europa indica come standard per la rete ferroviaria. Nessuna comparazione ufficiale è stata resa pubblica su costi, tempi, capacità e impatti ambientali delle due opzioni”.

Secondo i comitati: “Il progetto su viadotto, concepito tra il 2019 e il 2021, precede l’attuale quadro normativo europeo e nasce in un’epoca in cui l’aumento di capacità era ancora legato quasi esclusivamente a nuove opere fisiche. Oggi, invece, la capacità ferroviaria si incrementa anche attraverso gestione digitale del traffico, segnalamento evoluto e ottimizzazione dell’infrastruttura esistente. Ignorare questo cambio di paradigma significa difendere un modello superato”.

Il Coordinamento dei Comitati pone alle istituzioni una domanda: “Perché consumare territorio e risorse pubbliche con nuove colate di cemento quando esistono soluzioni tecnologiche già finanziate, più rapide, meno costose e a impatto ambientale nullo? E soprattutto, perché evitare il confronto tecnico che potrebbe dimostrarlo?”

Il Coordinamento chiede trasparenza su tre punti chiave:

  • quali vincoli reali impedirebbero l’adozione dello scenario tecnologico;
  • se esiste una valutazione comparativa aggiornata tra viadotto e ERTMS/ETCS;
  • quando verrà convocato un confronto pubblico tra RFI, Regione e tecnici indipendenti.

“Questo non è un no alle infrastrutture – afferma il Coordinamento – ma un sì alla modernità, alla coerenza con le norme europee e all’uso responsabile delle risorse pubbliche. Il caso Bologna–Castel Bolognese non è una vertenza locale: è un test nazionale sulla capacità delle istituzioni di scegliere il futuro invece di difendere il passato”.