“Il 12 settembre avevo rivolto al sindaco l’interrogazione: “Ripartenza delle scuole in salita. Superare contraddizioni e ostacoli” Per suo conto, mi ha risposto ieri l’assessore all’Istruzione Bakkali.”

MASCHERINE NON A CARICO DELLE FAMIGLIE – Il primo tema riguardava l’imposizione ai genitori degli allievi, in certe scuole o sezioni, “di provvedere in proprio alla dotazione giornaliera delle mascherine, problema non di poco conto in caso di condizioni economiche disagevoli”. Questa la risposta: “La consegna mascherine è organizzata dall’autorità commissariale designata dal Governo, che però non ha fornito una programmazione circa le consegne alle scuole. La questione organizzativa si sovrappone inoltre ad un altro tema, posto da alcuni dirigenti. Ovvero che le mascherine vengono ricevute in lotti da 30 e quindi bisogna organizzare la divisione in quantità minori. Molte scuole, alla luce di queste complessità, hanno dato l’indicazione di munirsi autonomamente di mascherine per poter iniziare le lezioni. Sarà compito di ciascuna scuola comunicare e concordare con le famiglie le modalità e tempistiche di consegna delle mascherine. Dividere i lotti da 30 in quantità minori non sembra impresa di lungo impegno. Ci si augura dunque che in breve tempo gli “11 milioni al giorno per studenti e personale scolastico” delle suddette mascherine, annunciate dalla ministra all’Istruzione, arrivino anche a tutti gli allievi delle scuole di Ravenna.

BANCHI DISTANZIATI OVUNQUE – Avevo inoltre scritto: “Non viene confermata la possibilità di abbassare la mascherina durante le lezioni una volta arrivati ai banchi, anche se dovutamente distanziati…Se ne dedurrebbe che i ragazzi dovrebbero subire il disagio insostenibile di respirare e colloquiare attraverso un filtro posto sulla bocca e sul naso anche per cinque ore consecutive, con le evidenti ricadute negative sulla serenità e la proficuità della loro partecipazione al processo educativo. Nessuna distinzione per i minori con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento), ma non disabili, ai quali, essendo soggetti a difficoltà intrinseche, sono invece dovute maggiori attenzioni e tutela”. Avendo anche avanzato il dubbio che non fosse stato sempre possibile, per ragioni logistiche, distanziare i banchi quanto dovuto, Bakkali ne ha sgombrato il campo, affermando che “l’Amministrazione ha provveduto ai lavori di ‘edilizia leggera’ necessari per garantire il metro di distanza”. Ovunque è quindi rispettata la distanza tra i banchi.

USO APPROPRIATO DELLA MASCHERINA – Perentorio anche l’esito dell’approfondimento compiuto dall’assessore sull’uso appropriato della mascherina: “Non vi è divieto formalizzato da parte della scuola, oggetto di polemiche pubbliche sui giornali in questi giorni, di abbassare la mascherina in posizione ‘statica’, confermato anche dall’Ufficio Scolastico Regionale, che ritiene valide le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico: ovvero che le mascherine possono essere abbassate se è garantito il metro di distanza e qualora non in movimento. Pertanto la situazione va certamente monitorata e soprattutto sollecitato un confronto tra scuola e famiglie perché vengano chiarite le regole e ripristinato quanto prima un clima sereno per i ragazzi e le ragazze”. Esattamente la serenità che avevo auspicato.

RIPRISTINARE LA SERENITà – Dagli auspici ai fatti. Lunedì scorso ho rivolto alla direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’AUSL Romagna la richiesta di “verificare, tramite i suoi referenti di ogni istituto scolastico, se in tutte le sezioni è consentito agli allievi abbassare la mascherina quando sono seduti ai banchi, intervenendo al bisogno perché ne siano rimossi gli eventuali impedimenti o i divieti impropri, censendo in particolare, ma non esclusivamente, i DSA”. Ho fatto al contempo partecipe della stessa istanza, il sindaco di Ravenna, in quanto è autorità di legge, nel proprio comune, “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica”, col potere di emettere ordinanze e di disporne e vigilarne l’applicazione. Prima che in qualche bambino o ragazzo il disagio non precipiti in malessere o vera e propria sofferenza, aggiungo infine io.