L’analisi dei flussi di Cassa Integrazione nel biennio 2024-2025, elaborata dall’Osservatorio CISL Romagna, restituisce l’immagine di un sistema produttivo in fase di profonda mutazione. Nel complesso delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, le ore autorizzate sono passate da 14.129.434 nel 2024 a 12.222.468 nel 2025, con una flessione del 13,50%. Un dato che, tuttavia, non coincide con una vera ripresa, ma segnala un cambiamento nella qualità dell’intervento: diminuisce la cassa ordinaria, mentre cresce in modo significativo la Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS), indice di crisi strutturali più profonde.
A Forlì-Cesena il monte ore resta sostanzialmente stabile: da 3.739.678 a 3.748.338 ore (+0,23%). Ma dietro la stasi complessiva si registra una contrazione della cassa ordinaria (da 2.314.045 a 2.089.660 ore) e un aumento marcato della straordinaria, salita da 1.425.633 a 1.658.678 ore, con oltre 233 mila ore in più. Una dinamica che riflette le difficoltà persistenti nel distretto calzaturiero del Rubicone e nella metalmeccanica, comparti che già nel 2024 avevano mostrato segnali di forte sofferenza.
Il caso più critico è però quello di Ravenna. Se il totale delle ore è sceso da 3.958.897 nel 2024 a 3.178.336 nel 2025, la composizione interna evidenzia uno shock: la CIGS è triplicata, passando da 419.747 a 1.347.086 ore. Un balzo che certifica il passaggio da rallentamenti congiunturali a crisi aziendali complesse e ristrutturazioni profonde del polo industriale ravennate. La triplicazione della straordinaria rappresenta il segnale più evidente di una trasformazione strutturale in atto.
Rimini resta il territorio con il maggior ricorso agli ammortizzatori sociali, pur registrando una riduzione del 17,65%: da 6.430.859 a 5.295.794 ore. Il dato 2024 era stato fortemente influenzato dal picco anomalo di marzo (oltre 2 milioni di ore, di cui 1,6 milioni di straordinaria). Nel 2025 si osserva un calo generale, ma il settore edile va in controtendenza, segnando un aumento delle ore autorizzate e confermando criticità ancora aperte nei comparti delle costruzioni e della meccanica leggera.
Nel complesso, pur a fronte di una diminuzione delle ore totali a Ravenna e Rimini, peggiora la “qualità” dell’intervento sociale. L’aumento della straordinaria indica che il sistema industriale romagnolo sta affrontando una fase di riorganizzazione che richiederà tempi lunghi e interventi strutturali.
«La flessione del 13,5% delle ore complessive non deve trarre in inganno – afferma il Segretario Generale CISL Romagna Francesco Marinelli –. Non siamo di fronte a una ripresa, ma a una pericolosa mutazione della crisi. Siamo passati da rallentamenti ciclici a una vera e propria ristrutturazione del sistema produttivo. Casi come Ravenna, dove la straordinaria è triplicata, dimostrano che le imprese affrontano nodi strutturali destinati a durare».
Marinelli sottolinea come dietro ai numeri vi siano persone e famiglie colpite dalla riduzione del reddito e dall’incertezza occupazionale. «L’assistenza non può essere un sussidio passivo – prosegue – ma deve diventare un ponte verso il futuro. La formazione continua e la riqualificazione professionale sono l’unico binario per gestire la transizione industriale. Serve un patto per il lavoro che metta in rete istituzioni e imprese, trasformando le ore di sospensione in opportunità di crescita».
La richiesta della CISL Romagna è chiara: piani industriali vincolanti, investimenti certi e politiche attive strutturate, affinché la tutela del reddito non si trasformi in una lunga anticamera di perdita definitiva di capacità produttiva.





























































