“Serve rafforzare i controlli sulle importazioni e puntare con decisione sui contratti di filiera per contrastare il forte calo dei prezzi agricoli, tutelare il reddito delle imprese e garantire trasparenza ai cittadini consumatori”. È l’indicazione che arriva dalla mobilitazione di Coldiretti a Bari, dove 3000 agricoltori si sono riuniti insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.
La Puglia, così come l’Emilia-Romagna, attraverso lo scalo portuale di Ravenna, è tra i territori che registrano maggiori arrivi di grano, olio e prodotti ortofrutticoli extra Ue, che esercitano una forte pressione al ribasso sui prezzi.
Emblematico il caso del grano duro, sceso in un anno da 0,34 a 0,29 euro al chilo, con una perdita stimata in circa 200 milioni di euro per gli agricoltori italiani. “Solo la mobilitazione di Coldiretti ha evitato un ulteriore scivolamento sotto i 0,25 euro, ottenendo l’avvio della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro e la pubblicazione dei costi medi di produzione Ismea per Sud e Centro-Nord, strumenti fondamentali per garantire trasparenza e contrastare le manovre speculative”.
“L’avvio della Cun è un risultato davvero importante per la nostra provincia agricola, una delle principali produttrici cerealicole dell’Emilia-Romagna, un risultato ottenuto grazie alla grande mobilitazione di Bari alla quale abbiamo partecipato come Coldiretti Ravenna insieme a tanti produttori cerealicoli romagnoli – afferma il Direttore di Coldiretti Ravenna Assuero Zampini – attualmente stiamo divulgando tra gli associati la novità dell’istituzione della Commissione sul grano duro, strumento che insieme ai contratti di filiera garantirà importanti ricadute positive per tutto il comparto e che è stato già accolto con favore dalle imprese”.
Nel 2025 sono arrivate in Italia 2,3 milioni di tonnellate di grano duro per la pasta, di cui 555mila dal Canada (+93%). Preoccupa l’uso del glifosato in fase di pre-raccolta, pratica vietata in Italia per i possibili rischi sulla salute, allarme rafforzato anche dalla recente ritrattazione di uno studio pubblicato su Regulatory Toxicology and Pharmacology per gravi criticità etiche.
“Da qui la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere e diffondere i contratti di filiera per dare certezze agli agricoltori e sostenere la produzione nazionale” continua Coldiretti.
“La pressione delle importazioni incide infine sull’olio extravergine d’oliva, con l’aumento degli arrivi dall’estero, come il prodotto tunisino venduto a 3,5 euro al chilo, che ha innescato un dumping capace di spingere i prezzi sotto i costi di produzione”.

























































