Prende il via il progetto “Stati liberi dalla caccia”, ideato dall’associazione Animal Liberation. Potranno aderire tutti cittadini proprietari di terreni che non vogliono cacciatori nei propri terreni.
Questa possibilità è diventata concreta dopo la storica sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso congiunto dell’ Associazione Animal Liberation e di una socia, alla quale la Regione aveva respinto la domanda di sottrarre il proprio terreno alla caccia.
Dopo questa vittoria Animal Liberation si dedicherà a informare sull’iter da seguire e assistere i cittadini che vorranno le loro proprietà libere dalla caccia, anche formando una rete di Territori di Pace.
“È opinione diffusa che l’unico modo per escludere un proprio terreno dalla caccia sia di recintarlo, ma in tanti casi questo non è possibile per gli alti costi, soprattutto nelle grandi estensioni; invece la legge nazionale sulla caccia 157/1992 all’art.15 dice che tutte le richieste presentate alla Regione e motivate vanno accolte purché resti adibita a caccia la percentuale complessiva di territorio regionale prevista dal Piano Faunistico Venatorio” spiega Lilia Casali, presidente di Animal Liberation.
“Arbitrariamente e in violazione a quanto prescritto dalla legge nazionale, la Regione Emilia Romagna per tanti anni ha respinto quasi tutte le richieste che riceveva in tal senso. Le richieste venivano ritenute ammissibili solo in caso di colture agricole sperimentali o specializzate o in presenza di attività di rilevante interesse sociale o economico: tutte le motivazioni etico morali venivano in tal modo escluse e di conseguenza le domande respinte”.
Così, quando una socia di Animal Liberation, residente a Casola Valsenio, turbata all’idea che il terreno di sua proprietà diventasse territorio di caccia, nel 2019 presentò domanda di esclusione per “motivi etici” per tutto il periodo del Piano Faunistico Venatorio. La donna si vide respingere la richiesta.
A quel punto Animal Liberation propose alla socia la propria assistenza e, con la consulenza dell’avvocato Paolo Letrari, decise di presentare un ricorso al TAR congiunto, al quale si unì LNDC Animal Protection.
Dopo 5 anni, il Tar respinse il ricorso, ma il Consiglio di Stato ha ribaltato il giudizio.
“Animal Liberation valuta questa sentenza del Consiglio di Stato come una sentenza storica perché i suoi effetti non riguardano solo questo singolo caso, ma aprono la strada ad una più ampia tutela dei diritti dei proprietari, con ripercussioni positive per gli animali selvatici e per l’ambiente, mettendo un chiaro e fermo stop a interpretazioni normative distorte da parte delle Regioni”.
























































