default

“Il consulente tecnico pagato dalla Città Metropolitana di Bologna per esaminare la questione del Quadruplicamento, boccia con le sue considerazioni il progetto di RFI e concorda nella sostanza con quanto propongono i tecnici ingegneri ferroviari indipendenti. Perché la Regione non ascolta né l’uno né gli altri?

Che il dibattito pubblico sia stato un mero pro forma lo dimostra il fatto che le istanze dei cittadini sono rimaste totalmente inascoltate: proponenti e decisori proseguono rigidamente con il progetto di quadruplicamento sul “cemento”. Ogni tanto compare una variante che non cambia la natura e la follia del progetto, riservando il confronto ai soli addetti ai lavori e amministratori del territorio.

L’itinerario individuato nella relazione finale di RFI del luglio scorso prevede 37 km di viadotto in cemento armato, alto fino a 18 m, da Bivio San Vitale a Solarolo: un’infrastruttura che stravolge pianura, terreni, aziende agricole e abitati, devastando paesaggio e la vita di migliaia di residenti, lasciando irrisolti problemi come il nodo di Bologna.

Un’opera considerata da tanti inutile e ipercostosa: 3,6 miliardi di euro (100 milioni al km), per soli 31 treni in più per senso di marcia e pochi minuti di risparmio sull’AV, ultimata forse nel 2050, quando il panorama della mobilità sarà sicuramente mutato.

Il progetto del 2019 è nato vecchio, anteriore alla decisione di adottare le tecnologie ERTMS, finanziate nel 2023 con il PNRR e approvate da RFI e UE per l’intermodalità europea. Questa tecnologia innovativa, unitamente alla realizzazione di posti di movimento per consentire ai treni veloci di superare quelli lenti, è “la soluzione” che modernizza e velocizza la rete a costi 10 volte inferiori, senza consumo di suolo e in tempi brevi (Bologna-Rimini entro il 2031). Sarebbe decisamente più saggio attendere i risultati reali, prima di fare scelte irreversibili!

Il Coordinamento dei Comitati chiede razionalità, trasparenza e tutela territoriale, non opposizione ideologica. Perché nessuno risponde alle sollecitazioni e alle richieste dei cittadini? Perché si ignorano i pareri degli esperti ingegneri ferroviari indipendenti, le cui affermazioni trovano totale convergenza con quanto sostenuto dal consulente della Città Metropolitana, che insieme propongono alternative meno invasive e più efficienti?

L’ennesima variante sottoposta sarebbe emersa a Bologna il 1° dicembre, al primo e unico tavolo interistituzionale: l’incontro che ha coinvolto Regione, Città Metropolitana, enti locali, RFI e MIT per coordinare l’opera, puntando a un confronto più forte con i territori coinvolti.

Sulla problematica è sceso un silenzio assordante e i cittadini non sanno che il percorso indicato in affiancamento all’attuale sedime ferroviario fino a Castel San Pietro è ulteriormente cambiato: mantenendosi in affiancamento, proseguirebbe fino a Toscanella, per poi deviare verso l’autostrada A14, valicarla in zona Correcchio per superare Imola città e proseguire fino a Solarolo. Motivo: evitare le casse di espansione di Castel Guelfo, improponibili ad ospitare i piloni in zona allagabile.

Accessi agli atti inevasi e mancanza di comunicazione, opacità e disinformazione da Guinness: mai come in questo caso “a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende!”.”

Per il Coordinamento dei Comitati
Armando Martignani