“Nonostante i proclami, il “consumo di suolo zero”, la “resilienza” e tutta un’altra serie di sciocchezze, procede inarrestabile la cementificazione a Ravenna. A farne le spese anche i territori più fragili, sui quali potevano essere fatte valere tutte le considerazioni attuali rispetto ad un altro argomento sempre in bocca alla politica, ovvero i “cambiamenti climatici”, e quindi rimodulare, per oggettiva necessità, accordi che invece vengono considerati sacri ed intoccabili: segno che la tutela del territorio e dei cittadini è ciò che si racconta, ma ciò che si persegue a Palazzo Merlato è sempre e solo il mantenimento del consenso politico. A beneficiarne, la solita schiera dei cementificatori, evidentemente non ancora abbastanza pasciuti, tra cui la sempre presente immobiliare che ha colonizzato di palazzine e villette da 50 anni l’intera costa ravennate e non solo. Ci riferiamo ad un progetto oggettivamente mostruoso, contro cui ci siamo già espressi ed inviato osservazioni: la cementificazione S15 a Lido di Dante.
Un progetto che ha stentato a partire, evidentemente per le grandissime criticità, ma che ora pare aver messo in moto le ruspe. C’è da chiedersi chi possa investire con tranquillità i propri soldi in un simile ambito. I motivi per dubitare sono moltissimi. Il più pesante riguarda certamente la gravissima sofferenza idraulica del territorio: punito da 50 anni di estrazioni di gas, afflitto da subsidenza inarrestabile con punte di abbassamento di 2 cm annui, presenta una costa pressoché impossibile da tutelare tramite gli usuali presidi fissi (scogliere, ecc.). Altre soluzioni lanciate recentemente in pompa magna, altro non sono che minuscoli e costosissimi tentativi sperimentali a piccola scala, ben lungi dall’affrontare il problema nella sua interezza. Lido di Dante, che di fatto verrà raddoppiata con la nuova edificazione che l’abbraccia quasi totalmente da sud, già ora lamenta gravi mancanze per quanto riguarda lo scolo delle acque, smaltite da un unico fosso che provoca spesso allagamenti nelle abitazioni limitrofe. Niente di meglio che risolvere il problema rialzando di due metri sul livello del mare gli oltre 17 ettari di suolo della nuova cementificazione. Peccato che il resto del paese sia di pochi centimetri sopra al livello del mare, e che solo in pochissimi punti raggiunga o superi il metro. In poche parole, la nuova lottizzazione sovrasterà di quasi due metri la quota del paese esistente, e il rischio concreto è che finalmente si potrà parlare spesso di alluvioni anche a Lido di Dante.
Un altro rischio gravissimo, che certamente non interessa ai palazzinari ma che invece dovrebbe preoccupare di molto le amministrazioni e i vari enti, tipo Parco del Delta del Po, che allegramente autorizzano, è la facile previsione che questa lottizzazione, con ben 700 nuovi abitanti previsti, darà il colpo di grazia ad uno degli ultimi paradisi naturali dell’alto Adriatico, ovvero ben due Riserve naturale dello Stato: Duna costiera-foce Bevano e Pineta di Ravenna. Vicine al collasso per le continue erosioni marine, con la spiaggia pressoché non più esistente in numerosi punti, ora verranno attaccate massicciamente anche da terra, da tutti i nuovi abitanti che pretenderanno, com’è logico, un posto al sole. Luoghi in gran parte non accessibili in virtù della loro preziosità ambientale, con habitat e specie rarissime, verranno piegati senza colpo ferire alle nuove esigenze del mercato immobiliare, e la pineta, già sofferente per le ingressioni marine e per l’inesorabile tracollo delle dune naturali protettive, distrutta per ricavare altre spiagge. Un progetto che, contrariamente a quanto prescritto da tutti i tecnici per arginare la fragilità costiera, andrà ad irrigidire il litorale in un contesto preziosissimo e già pericoloso per la sicurezza idraulica. Ci chiediamo con quale faccia sia possibile proseguire imperterriti.”
Italia Nostra sezione di Ravenna



















































