Continuano i grandi incontri coi protagonisti del nostro cinema. Dopo Margherita Ferri, Chiara Francini e Sonia Bergamasco, il prossimo talento che farà visita alle sale del circuito Cinemaincentro – nello specifico al Cinema Sarti di Faenza – sarà nientemeno che Pupi Avati, cinquant’anni al servizio della settima arte, anni che lo hanno trasformato in un vero e indiscusso maestro del panorama nazionale e non solo.
Venerdì 4 aprile (alle 21.00), l’autore di capolavori indimenticati come La casa dalle finestre che ridono, Regalo di Natale, Zeder e Il papà di Giovanna, sarà al centro di una serata davvero da non perdere. In dialogo con la scrittrice ravennate Paola Amadesi, introdurrà il pubblico presente in sala alla visione del suo ultimo lavoro, L’orto americano, titolo di chiusura dell’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia; film che segna un ritorno affascinante e suggestivo – a cinque anni da Il signor Diavolo – a quel gotico padano a cui deve i suoi natali artistici.
Tratta dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso regista, la pellicola racconta la storia di un giovane ragazzo (interpretato dalla promessa di È stata la mano di Dio Filippo Scotti) con aspirazioni letterarie che si trova a innamorarsi fulmineamente di un’infermiera dell’esercito americano sua coetanea. Siamo a Bologna a ridosso della liberazione e a questo giovane problematico è sufficiente l’incontro di sguardi con la bellissima soldatessa per far sì che lui la consideri la donna della sua vita. Casualmente, un anno dopo, nel Midwest americano andrà ad abitare in una casa contigua (in realtà separata da un nefasto orto) alla casa della sua bella. In questa casa vive l’anziana madre disperata per la scomparsa della figlia che dalla conclusione del conflitto, dopo aver scritto a casa che si sarebbe sposata con un italiano, non ha più dato notizie di sé. Inizia così da parte del ragazzo una tesissima ricerca che gli farà vivere una situazione di altissima drammaticità, fino a una conclusione, in Italia, del tutto inattesa.
Girato in un perturbante bianco e nero, L’orto americano dilata i confini della filmografia avatiana ambientando una porzione iniziale del racconto nel Midwest americano e la parte successiva in quella sorta di Midwest italiano che è il grande delta del Po. Per la prima volta nella sua carriera, Avati porta in scena il dopoguerra italiano. Quella stagione nella storia del nostro Paese ancora intrisa dall’orrendo effluvio della paura e della fame in uno scenario di assoluta devastazione. È in questa Italia, nel recupero dei cadaveri dei tanti giovani militari, di uno o dell’altro fronte, nel tentativo di restituire
un’affrettata legalità al contesto sociale, che si muove il protagonista alla ricerca disperata di un amore totalmente idealizzato.
È possibile fin da subito preacquistare il proprio biglietto per la proiezione e l’incontro col regista recandosi fisicamente alla cassa del Cinema Sarti in orario di regolare apertura.

























































