In vista della chiusura dell’inceneritore per rifiuti urbani di Ravenna, che avverrà il prossimo 31 dicembre, il Gruppo Hera ha deciso di aprire la procedura di mobilità (percorso che porta al licenziamento) per 27 lavoratori e 2 lavoratrici ad oggi impegnati per il funzionamento dell’impianto sito in via Romea Nord.

Sono i primi tangibili effetti della fermata definitiva del sito industriale annunciata dal presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e confermata dal sindaco di Ravenna Michele De Pascale lo scorso luglio.


La procedura di mobilità prevede che, in mancanza di un accordo sul ricollocamento dei lavoratori in esubero, gli stessi possano essere licenziati.
“Se per i lavoratori del Gruppo Hera si prospetta una difficile trattativa sul loro ricollocamento, altri 30 lavoratori dell’indotto (trasportatori, meccanici manutentori, addetti alle pulizie industriali) dovranno anch’essi trovare una nuova occupazione in altre attività produttive” commentano i sindacati Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.


“L’inceneritore per rifiuti urbani di Ravenna ha garantito negli ultimi venti anni il corretto trattamento dei rifiuti indifferenziati raccolti nel territorio provinciale di Ravenna, nonché lo smaltimento dei residui di lavorazione dei rifiuti differenziati raccolti nel medesimo territorio.


Da gennaio 2020 Ravenna dovrà contare sulla disponibilità degli impianti di trattamento rifiuti dei territori vicini per continuare a gestire in modo ordinato i suoi rifiuti, in attesa che il progresso della raccolta differenziata prevista dai piani regionali minimizzi il quantitativo complessivo dei rifiuti prodotti sul territorio provinciale.


Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti esprimono, in modo unitario, una grande preoccupazione per il destino di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nella chiusura dell’impianto.

Per questo chiediamo ad Hera di non attivare le procedure di mobilità e di attivare immediatamente un tavolo di confronto con i sindacati di categoria per vagliare tutte le soluzioni che possano scongiurare la perdita di oltre 60 posti di lavoro.

Chiediamo inoltre a Regione e Comune, essendo direttamente parti in causa, di farsi portatori di progetti e investimenti su discarica, impianto F3 e impianti oggi esistenti nel territorio, in grado di salvaguardare il saldo occupazionale ricollocando le maestranze complessivamente coinvolte”.