“Il 20 gennaio 2026 il Ministro dell’Interno Piantedosi dirama una circolare a Prefetture e Questure indicando la necessità di inviare nei CPR gli stranieri irregolari anche posticipando la visita medica di idoneità che la Direttiva Lamorgese del 2022 indicava invece come prodromica all’ingresso nei centri, per ovvie necessità di tutela del diritto fondamentale alla salute (art. 32 Costituzione).

La privazione della libertà personale attraverso la detenzione amministrativa – che già è in contrasto con l’art. 13 della Costituzione (si può essere privati della libertà personale solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria e solo nei casi e modi previsti dalla legge) – deve essere preceduta da una visita medica di idoneità alla detenzione: un malato cronico, un tossicodipendente, una persona affetta da problemi psichiatrici, una portatrice di malattia infettiva ecc. normalmente non può essere rinchiusa e questo a salvaguardia della sua salute ma anche di quella degli operatori dei centri e delle forze di polizia”.

A evidenziare questo aspetto è Andrea Maestri, già parlamentare, avvocato cassazionista e attivista per i diritti umani. 

Dopo la circolare del ministro Piantedosi, il 30 gennaio, la SIMM (società italiana di medicina delle migrazioni) posta su Facebook una motivata e condivisibile presa di posizione in cui afferma che la salute non è una variabile dipendente dell’ordine pubblico e che i medici rispondono alla legge e al codice deontologico che all’art. 32 impone la tutela sanitaria dei soggetti più fragili .

“L’art. 3 della direttiva Lamorgese del 2022 stabilisce che la visita di idoneità preventiva serve ad accertare’“l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette.’ “ sottolinea ancora Maestri. 

Il 12 febbraio, avvengono le perquisizioni nel reparto ospedaliero di Malattie Infettive di Ravenna e nelle case e nelle auto di 6 medici indagati dalla Procura di Ravenna. Le indagini sono volte ad accertare la consumazione del reato di falso ideologico continuato in concorso, per l’asserita emissione di certificati di idoneità “infedeli” tesi ad evitare il trattenimento in CPR dei migranti.

“Si ribadisce, i certificati sono previsti dalla legge, a tutela del diritto costituzionale alla salute (art. 32) non solo dei migranti ma di tutti coloro che coi migranti entrano in contatto nei luoghi (incostituzionali) di detenzione amministrativa.

Sono un atto sanitario non una misura di sicurezza o ordine pubblico.

Io un possibile reato effettivamente lo vedo: quando il Ministro dell’Interno chiede alle Prefetture e alle Questure di riempire i centri coi migranti anche se non sono stati ancora sottoposti a visita di idoneità, quindi chiedendo di posticipare (all’ingresso in CPR) una visita che – per legge e scienza medica – andrebbe fatta prima, a tutela della salute di tutti, non compie forse una pericolosa istigazione a delinquere o una istigazione a disobbedire alle leggi?” si chiede Maestri

“Lo esprimo in forma dubitativa e interrogativa, perché se siamo ancora in uno stato di diritto, andrebbe perseguito chi istiga funzionari e forze dell’ordine a non rispettare un diritto costituzionale quale è quello alla salute, e non i medici che quel diritto devono garantire.

E rileggiamolo questo articolo fondamentale, perché dentro c’è già scritto tutto, compresa l’inconsistenza delle accuse mosse ai medici ravennati, cui va tutta la nostra solidarietà.

‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.’”