“Il Comitato Alluvionati di Villanova di Bagnacavallo, ha inviato in settimana una diffida formale alla Regione Emilia-Romagna e ai Comuni di Ravenna e Bagnacavallo, chiedendo l’immediata attivazione di misure di sicurezza e l’avvio dei lavori di ripristino dell’argine del fiume Lamone.
La diffida, curata dall’avvocato bolognese Adriano Travaglia, anticipa la futura azione legale, è stata intrapresa a causa del grave stato di degrado dell’argine del Lamone, che presenta una crepa profonda diversi metri e lunga svariati chilometri, rappresentando un pericolo imminente per la sicurezza e l’incolumità dei residenti della zona.
Il Comitato ha specificato che il mancato intervento mette a rischio la vita e i beni dei cittadini, che hanno già subito le tragiche conseguenze dell’alluvione. Per questo motivo, nella diffida è stata preannunciata la richiesta di un deposito di 10 milioni di euro a titolo di “danno temuto”, una misura cautelare per garantire le persone da una eventuale e futura alluvione causata dalla lentezza dei lavori di messa in sicurezza.
“E’ una scelta obbligata per tutelare noi e i nostri beni.” spiega il presidente del Comitato, Alessandro Capucci, che ha constatato amaramente la lentezza dei lavori di ripristino. “Non possiamo più fare finta di niente: da marzo (quando è apparsa la crepa) non abbiamo visto nessuno all’opera seriamente sull’argine. Sono stati messi dei teloni, fatti dei carotaggi e nient’altro. Ci hanno detto che doveva arrivare una macchina speciale che esiste solo in Germania, ma abbiamo scoperto che quella macchina in realtà si trova anche in altre parti d’Italia. Ci siamo sentiti un po’ presi in giro – prosegue Capucci – specialmente perché continuiamo a non avere informazioni certe sull’inizio dei lavori: settembre e le allerte meteo sono alle porte e noi non vogliamo più vivere così”.
























































