Il mosaico di Porta Adriana continua a far parlare di sé. Questa volta l’opera di Nicola Montalbini, a cura di Eleonora Savorelli e Daniele Torcellini, ideato per la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo, in realtà non c’entra. Il consigliere comunale Renato Esposito ha depositato in consiglio comunale un’interrogazione relativa alla targa apposta per presentare l’opera ai visitatori: “Un mosaico vivente abitato da mostri e mostresse, creature che provengono da ricordi, letture, fantasmi del passato, citazioni dirette ad antichi mosaici, e fantasticherie sul futuro” il testo criticato.
Spiega Esposito: “Fin dall’inizio infatti sono rimasto colpito dalle parole che descrivono le creature illustrate, mostri e mostresse, come se anche in simile occasione si è voluto omaggiare il politicamente corretto che impone per tutto l’uso del maschile e del femminile.
A questa mia “eccessiva curiosità” ho voluto dar seguito contattando l’Accademia della Crusca e chiedendo loro un parere sull’uso del termine mostresse”.
Questa la risposta dell’Accademia della Crusca.
«Gentilissimo utente, in relazione al quesito di consulenza linguistica da Lei inviatoci, Le trasmettiamo la seguente risposta: ” ” Sull’argomento si è espresso Paolo D’Achille nella scheda pubblicata sul nostro sito dal titolo Ancora problemi di genere: ci sono donne anche tra pedoni, personaggi, draghi, mostri e geni!: può leggerla qui. Le riporto la parte del testo riguardante il femminile di mostro: Mostro […] questo nome, […] resta maschile anche quando viene riferito a donne, come documentano due esempi riportati nel GRADIT: “pettinata così sei un mostro!” e “quella donna era un mostro di avarizia”. È possibile e anzi probabile che la presenza di mostra ‘esposizione’ (lessema etichettato nello stesso dizionario come appartenente al lessico di Alto Uso, e quindi rientrante nel Vocabolario di Base, al pari di mostro, che però è etichettato come Fondamentale, dunque più ampiamente attestato) blocchi la possibile mozione. Un esempio della stringa “sei una mostra” ci viene restituito da Google libri (ricerca del 24 luglio 2023): «Sei una mostra! Non ho ancora le unghie asciutte! Dei d’Egitto, ho perso una ciglia finta! Adesso impazzisco! Im-paz-zi-sco!» «Ma che cacchio, tutte le volte la stessa scena? Sono lì le tue ciglia, dietro gli assorbenti, come sempre!» (Andrea Rizzi, L’A maiuscola, 2022, e-book) L’esempio non sarebbe neppure molto probante, perché a parlare è un travestito e, almeno nello stereotipo con cui vengono rappresentati, personaggi del genere usano spesso al femminile nomi maschili. Tuttavia, in rete, e in particolare su Twitter, si trovano alcune recenti occorrenze di “sei una mostra!” ».
Nell’interrogazione depositata in consiglio comunale, Esposito quindi chiede al sindaco e alla giunta di:
“Conoscere le motivazioni dell’uso di un simile termine (mostresse) e di correggere la targa stessa con l’indicazione del termine giusto”.

























































