Sale la tensione nel comparto della Sanità privata e delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA). A distanza di settimane dall’incontro istituzionale del 22 dicembre scorso al Ministero della Salute, non è ancora arrivata alcuna convocazione per aprire il tavolo di confronto sul rinnovo dei contratti nazionali.
Una situazione che FP CGIL, CISL FP e UIL FPL definiscono “inaccettabile” e che ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione nazionale, con la possibilità di avviare ulteriori iniziative di mobilitazione nei prossimi giorni.
In Emilia-Romagna la protesta riguarda circa 9.000 lavoratrici e lavoratori impiegati in oltre 40 strutture sanitarie e residenziali accreditate. Nonostante la massiccia adesione allo sciopero del 22 maggio scorso sotto la sede della Regione, denunciano le organizzazioni sindacali, le trattative per il rinnovo contrattuale non sono ancora iniziate.
Il nodo principale resta quello dei contratti scaduti da 8 e, in alcuni casi, addirittura 13 anni. “Parliamo di personale che ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale, spesso rivolto alle persone più fragili, senza alcuna prospettiva di rivalutazione salariale o aggiornamento normativo”, sottolineano i sindacati.
In un contesto già segnato dalla difficoltà nel reperire personale sanitario, lavorare con contratti fermi da anni rischia di rendere il settore sempre meno attrattivo e di incidere sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini.
Secondo FP CGIL, CISL FP e UIL FPL è necessario anche un intervento a livello istituzionale regionale, richiamando gli impegni assunti dall’assessore alla Sanità in occasione dello sciopero nazionale del 22 maggio 2025.
I sindacati ribadiscono inoltre che l’accreditamento istituzionale deve essere vincolato all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative. Nel mirino anche Aiop e Aris: “Devono assumersi il rischio d’impresa e non subordinare l’apertura del tavolo contrattuale all’aumento dei budget o all’aggiornamento delle tariffe. Chi lavora deve essere giustamente retribuito e non utilizzato come leva di pressione politico-istituzionale”.
Nei prossimi giorni, annunciano le sigle, nelle strutture dove emergano criticità saranno richiesti sopralluoghi agli organi competenti per verificare il rispetto dei parametri previsti dall’accreditamento, in termini di dotazione di personale e standard qualitativi.
La mobilitazione, assicurano i sindacati, proseguirà per dare voce a un comparto che garantisce assistenza e cura ma che, da troppo tempo, attende il riconoscimento del proprio lavoro.






























































