Il Comune di Bagnacavallo ha adottato le linee guida per la tutela della retribuzione minima salariale negli appalti pubblici, definite dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, introducendo anche sul proprio territorio un sistema di garanzie per i lavoratori impiegati negli affidamenti e nei subappalti.
Il provvedimento si inserisce in un percorso di confronto e coordinamento a livello sovracomunale, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria e che ha condotto alla definizione di criteri comuni da parte dell’Unione.
Le linee guida prevedono, nelle procedure di gara basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa, la possibilità di introdurre criteri premiali per gli operatori economici che si impegnino a garantire ai lavoratori un salario orario lordo non inferiore a 9 euro, nel rispetto della normativa vigente e dei contratti collettivi di riferimento. La misura può essere estesa anche agli affidamenti diretti.
Il Comune e l’Unione, in qualità di stazioni appaltanti, manterranno il pieno controllo sull’applicazione dei contratti collettivi e sul rispetto delle condizioni dichiarate, sia in fase di affidamento sia durante l’esecuzione dei servizi.
In Italia, dove non esiste una legge nazionale sul salario minimo e dove una quota significativa di lavoratori a tempo pieno si colloca comunque sotto la soglia di povertà, gli enti locali possono agire all’interno degli spazi consentiti dalla normativa sugli appalti per rafforzare le tutele e promuovere condizioni di lavoro più eque.
Il percorso che ha condotto all’elaborazione delle linee guida nasce da una sensibilità maturata nel tempo sul territorio, a partire da Bagnacavallo, dove il tema della dignità del lavoro e della qualità dei servizi pubblici è da anni al centro del confronto con le parti sociali. L’adozione coordinata a livello di Unione consente ora di rendere questo orientamento una prassi condivisa.
Con questa scelta, Bagnacavallo si colloca all’interno di una rete di amministrazioni locali che, in assenza di una disciplina nazionale, hanno deciso di utilizzare gli strumenti a disposizione per promuovere un’economia pubblica più responsabile, a tutela delle persone e della qualità dei servizi resi alla comunità.