Il consiglio comunale di Ravenna ha approvato oggi, con il voto favorevole di tutti i gruppi ad eccezione de La Pigna, l’ordine del giorno che chiede al sindaco e alla giunta di farsi promotori presso il governo di una richiesta chiara e urgente: sbloccare l’impasse che, con la mancata calendarizzazione delle aste per l’eolico e il fotovoltaico galleggiante nel decreto Fer2, rischia di compromettere lo sviluppo del più grande progetto italiano di energia rinnovabile offshore, il progetto Agnes.

L’ordine del giorno – promosso dai consiglieri Chiara Francesconi (Progetto Ravenna),  Luca Cortesi e Domenico Antonio Esposito (Partito Democratico), Igor Gallonetto (Movimento 5 Stelle), Nicola Staloni (Alleanza Verdi Sinistra), Andrea Vasi (Partito Repubblicano), Daniele Perini (Ama Ravenna) – sottolinea come l’esclusione dell’eolico offshore dai bandi previsti dal Fer2 sia un errore strategico che penalizza in modo diretto la città di Ravenna, proprio mentre l’Europa chiede impegni concreti per la decarbonizzazione e la transizione ecologica.

Il progetto Agnes, già dotato di Valutazione di Impatto Ambientale positiva e in attesa solo dell’autorizzazione unica, prevede 75 aerogeneratori per una potenza complessiva di 600 MW, 100 MW di fotovoltaico galleggiante, un impianto di stoccaggio e un sistema per la produzione di idrogeno verde. Un investimento da 2 miliardi di euro, capace di coprire il fabbisogno energetico di 500mila famiglie, con evidenti ricadute positive sul piano ambientale, industriale e occupazionale.

Nel testo approvato si evidenzia come le recenti dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato l’intenzione di differenziare gli incentivi del Fer2 tra le diverse tecnologie offshore, rischino di allungare ulteriormente i tempi e aumentare i costi, penalizzando in particolare i progetti con tecnologia a pali fissi al suolo come Agnes, già approvati sotto il profilo ambientale.

La maggioranza esprime preoccupazione per le conseguenze di queste scelte: da un lato si ostacola l’innovazione in ambito energetico, dall’altro si favorisce l’espansione di impianti a terra in contesti territoriali spesso inadeguati o già saturi, come ricordato anche dalla Regione Emilia-Romagna.

Ma il dato politico più grave è l’ipocrisia di un Governo che a parole proclama l’urgenza della transizione ecologica, mentre nei fatti ne ostacola i progetti più avanzati, credibili e pronti a partire. L’esclusione dell’offshore dal decreto Fer2 è una scelta miope, che mette a rischio investimenti già approvati, centinaia di posti di lavoro e l’autorevolezza internazionale dell’Italia nella sfida per le energie rinnovabili.

L’ordine del giorno approvato impegna il Comune di Ravenna a chiedere al Governo non solo di chiarire le tempistiche di avvio delle aste previste dal decreto Fer2 per l’offshore, ma anche di evitare che la differenziazione delle tariffe vada a penalizzare la tecnologia a pali fissi al suolo, necessaria nel contesto dell’alto Adriatico. Inoltre, si chiede che Ravenna diventi quanto prima “hub principale per l’eolico a mare”, insieme ai porti di Augusta e Taranto.”