«La scuola pubblica deve rimanere un luogo di formazione libera, pluralista e rispettosa di tutte le sensibilità. È un principio fondamentale, che riguarda prima di tutto i nostri ragazzi, le loro famiglie e la credibilità dell’istituzione scolastica».

Lo afferma Roberta Conti, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Faenza, intervenendo in merito alla presenza oggi della CGIL, durante l’orario scolastico, presso un liceo cittadino.

«La scuola non è il luogo dove un sindacato deve entrare, durante l’orario di lezione, come soggetto “docente” – sottolinea Conti – non per pregiudizio, ma per un principio di buon senso: un sindacato non è neutrale. Un sindacato rappresenta una parte, una visione, una linea culturale e politica precisa. È legittimo, ma non è terzietà».
Secondo Conti, parlare di lavoro, diritti e futuro professionale degli studenti è importante e necessario, ma: «Se l’obiettivo è spiegare cos’è un contratto di lavoro, quali sono i diritti e i doveri, come funziona il sistema previdenziale, un sindacato o cosa significa essere assunti, allora la figura più adeguata è quella di un consulente del lavoro o di un professionista qualificato. Figure tecniche, indipendenti, capaci di fornire informazioni complete e imparziali. Non un’organizzazione sindacale. Punto».

«Ciò che riteniamo più grave non è la presenza di un sindacato in sé, ma il fatto che l’incontro si sia svolto in orario curricolare, con una partecipazione di fatto obbligatoria per gli studenti e senza alcun pluralismo. Un solo soggetto, nessun confronto, nessuna pluralità di voci».

«In questo modo – prosegue – si rischia di spostare l’intervento dal piano educativo a quello ideologico, anche se presentato come semplice “informazione”. Ed è proprio questo che una scuola pubblica deve evitare».
Conti ribadisce che esistono alternative: «I sindacati hanno tutto il diritto di organizzare open day, incontri informativi e momenti di approfondimento nelle proprie sedi o in orari extra-scolastici, rivolti agli studenti su base volontaria. Questo è il contesto giusto. La scuola, invece, deve restare un luogo di equilibrio, non di iniziative unilaterali».
«Difendere la neutralità della scuola – conclude Conti – significa tutelare la libertà di pensiero dei ragazzi, il ruolo educativo degli insegnanti e il diritto delle famiglie a un’istruzione non condizionata. È una battaglia di rispetto, non di appartenenza politica».