Nel 1977, l’Assemblea Generale del ONU ha dichiarato il 29 novembre Giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese ricordando la Risoluzione 181 del 1947 che prevedeva il Piano di partizione della Palestina elaborato dal Comitato Speciale ONU che fu preludio della guerra arabo-israeliana e della Nakba del 48.

Questa Giornata internazionale , 46 anni dopo giunge durante uno dei capitoli più bui della storia del popolo palestinese immagini insopportabili quelle che ormai da 50 giorni ci giungono su quanto succede a Gaza, ormai un profondo abisso di morte e distruzione.

Siamo stati chiari nel condannare gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre condannando da quest’aula l’uccisione e il massacro di 1200 civili, bambini, famiglie israeliane, perché il massacro di innocenti non è mai giustificabile o tollerabile.

Altrettanta chiarezza e nettezza è oggi necessaria a fronte di quanto sta vivendo il popolo palestinese, la punizione collettiva che sta subendo dopo il 7 ottobre. una delle più gravi catastrofi umanitarie della storia e un’atroce violazione del diritto internazionale.

Sono minacciati e violati i principi fondanti e universali che è nostro dovere proteggere in ogni tempo e in ogni luogo del mondo: la distinzione tra civili e soldati, tra giustizia e vendetta, il principio di proporzionalità.

15.000 palestinesi uccisi in una tempesta incessante di bombe su Gaza. 6000 sono bambini. 3000 ancora sotto le macerie. Uccisi 107 funzionari dell’ONU, 67 giornalisti. 242 palestinesi uccisi nella Cisgiordania occupata dove la situazione sta degenerando così come il livello di violenza agita dai coloni israeliani.

1milione e 700mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, verso un Sud altrettanto insicuro in questa seconda nakba.

La democraticità dei nostri sistemi si regge fino a quando sapremo difendere lo stato di diritto e il diritto internazionale come strumento di prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti, come bene comune e non istituti da attivare in regime di doppio standard.

Questo indebolisce la Pace, il diritto, la democrazia.

Chiarezza e nettezza sono doverose Contro la violenza sui civili. Contro quella sensazione strisciante e asfissiante che esistano vite, bambini e bambine, che vale la pena difendere e altre che si possono lasciare decomporre sotto le macerie di case, ospedali e scuole bombardate.

La solidarietà alla quale ci richiama questa giornata ci impone di riempire di significato questa parola. cosa significa solidarietà? Oggi questa parola non può suonare vuota, ma come evoca l’etimologia stessa deve essere solida e concreta.

Esprimere oggi solidarietà al popolo palestinese significa condannare i massacri di civili, i bombardamenti di ospedali, moschee, chiese, scuole; significa creare le condizioni perchè si imponga un percorso politico di risoluzione del conflitto.

La fragile tregua a cui stiamo assistendo, che sta portando alla liberazione di ostaggi e prigionieri israeliani e palestinesi deve portarci a un cessate il fuoco permanente che apra concretamente a una risoluzione politica, all’accesso illimitato agli aiuti salvavita, la protezione dei civili e la fine delle violazioni del diritto umanitario internazionale. Dobbiamo essere uniti nel chiedere la fine dell’occupazione e del blocco di Gaza.

Esprimere solidarietà oggi significa creare le condizioni perché esista concretamente l’opzione dei due popoli in due stati. La fine delle occupazioni e delle violenze e che si riaffermi una reale solidarietà internazionale che porti in modo irreversibile verso due stati, riconosciuti, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza.

Questa violenza, questo clima di odio soffia forte verso di noi, verso i nostri luoghi sicuri, privilegiati e silenziosi.

Questo vento soffia forte alimentando violenza, antisemitismo, islamofobia. Nutre giacimenti d’odio che minacciano la coesione sociale e polarizzano le piazze. Al contempo assistiamo a quanto lo storico Ilan Pappè definisce un processo di globalizzazione della Palestina, una riflessione lucida che coglie la complessità delle istanze delle piazze mondiali che leggono quanto succede a Gaza in chiave anticoloniale e contro ingiustizie e oppressioni.

Dobbiamo riprendere il percorso politico per decifrarla questa complessità. Non lasciare spazio a fondamentalismi e alle componenti estreme che in entrambi gli schieramenti esistono.

Dobbiamo essere quello spazio al centro, responsabile di creare un spazio di Pace e di dialogo.

Dobbiamo raccogliere le voci che credono ancora e fermamente che la convivenza dignitosa tra popoli sia possibile. Ne siamo responsabili perchè viviamo il privilegio della Pace e non conviviamo quotidianamente con la guerra. Questa la postura e la statura che ci aspettiamo dall’Europa e dall’Italia.

Oggi questa giornata ci impone ancora una volta di gridare, in mezzo a questa fragile tregua, che è necessaria una vera soluzione politica perchè non potrà mai esistere sicurezza e pace per nessuno senza giustizia, eguaglianza e libertà.”

OUIDAD BAKKALI