Apericena speciale a Pieve Cesato, dedicato a Dante e alla storia della Castellina. Oggi La Castellina, in via Accarisi 20, è sede dell’omonima azienda agricola. Alla fine del 1200 fu invece teatro di un delitto familiare, che Dante riprese nella sua Divina Commedia. Nel XXXIII canto dell’Inferno, nella terza zona del nono cerchio, la Tolomea, il poeta incontra Fra’ Alberigo de’ Manfredi. L’anima di Fra’ Alberigo è punita insieme ai traditori degli ospiti. Il 2 maggio 1285, il figlio di Ugolino I Manfredi invitò alla Castellina due suoi parenti con i quali era in discordia, Manfredo e Alberghetto dei Manfredi, e li fece uccidere durante il pasto, mentre la servitù era chiamata a servire “la frutta”.
Alberigo, al momento della stesura della Divina Commedia, non era ancora morto. Dante, tuttavia, s’inventa una particolarità della zona della Tolomea: i peccatori vengono dannati ancora in vita, l’anima è destinata all’inferno, mentre un diavolo prende possesso del loro corpo, che continua a vivere nel mondo.
Nel canto dell’Inferno, Alberigo chiede a Dante di togliergli il ghiaccio che gli si è formato sugli occhi e che gli impedisce di piangere. Dante prima acconsente, poi però si rifiuta, perché capisce che alleviare le pene dei dannati vuol dire andare contro la volontà e la giustizia divina.
L’intero episodio sarà raccontato domenica 31 agosto, durante l’apericena del malorto, a partire dalle 19.30, che verrà realizzato con prodotti locali, serviti insieme ai vini dell’associazione Torre di Oriolo. Durante la serata, Giuseppe Musinu leggerà il 33° canto dell’Inferno, accompagnato dalle musiche curate da Antonio Amoroso, mentre Sandro Bassi racconterà la storia della Castellina.
La serata è organizzata in collaborazione con Il lavoro dei contadini.
Per partecipare è consigliata la prenotazione al 334-1161199 o scrivendo a marco@apicolturalacastellina.it























































