“Abbiamo ancora impresse le immagini strazianti e dolcissime di un popolo, quello ucraino, in fuga dalla guerra assieme ai pet di famiglia; decine e decine i racconti di sfollati che hanno rischiato la vita sotto le bombe, pur di trarre in salvo i compagni a quattro zampe. Enorme la commozione suscitata allora dalle foto di adulti e bambini abbracciati ai loro cani o gatti, sino alla fine, migliaia le condivisioni ed i post .
E ora? Che fine hanno fatto queste famiglie?
La nostra Associazione è stata contattata da una rifugiata, e la sua storia non è a lieto fine – non al momento – ma faremo il possibile per aiutarla a cambiare il suo destino.
Inna ci ha raccontato tramite un’amica interprete di essere una rifugiata, che in guerra ha perso la casa e la sua unica figlia; accolta finora in un centro a Bagnacavallo assieme al compagno di una vita, il cagnolino Sherlock, è precipitata nella disperazione quando la struttura è stata chiusa e la Prefettura di Ravenna ha disposto il trasferimento in un centro a Mensa Matellica, che non accoglie animali.
Inna è stata diffidata dal presentarsi assieme al suo Sherlock, pena la perdita delle misure di accoglienza a lei accordate; nonostante la dichiarazione del medico curante , che attesta come Inna sia seguita dal CSM per una sindrome depressiva post lutto e che il cane sia fondamentale per il suo benessere mentale e psicologico, nessuna soluzione alternativa è stata trovata, ed Imma ora si trova in una situazione di tragica incertezza per il futuro suo e del cagnolino anziano e bisognoso di cure.
Già in passato l’Associazione CLAMA si è battuta per trovare una sistemazione idonea ad un giovane ravennate seguito dai servizi sociali, a cui era stato proposto di lasciare la cagnolina per avere il diritto di un posto letto.
Nonostante le linee guida della Regione, nonostante le dichiarazioni delle istituzioni sull’importanza di condividere la vita con il proprio pet, nonostante le esortazioni a non abbandonare il cane o il gatto di casa alle prime difficoltà, ora sono le stesse istituzioni a porre una persona già molto fragile davanti ad un bivio atroce: abbandoni, o ti salvi.
La salvezza poi, non sarebbe quella dell’anima già piegata da tanto dolore; un ricovero al caldo non potrà comunque ripagare della disperazione per un ennesimo distacco.
Esortiamo quindi chi di competenza per attivarsi in ogni modo possibile per trovare una soluzione e rendere ad Imma il lieto fine e la dignità che le spetta; vogliamo credere con tutto il cuore che le vicende di una guerra che ci ha toccato così da vicino non si esauriscano in un like , ma che siano occasione per ripensare al sistema di accoglienza e cura, e al concetto di famiglia, che spesso comprende specie diverse.”
Associazione CLAMA Ravenna



























































