La Camera dei deputati ha approvato oggi all’unanimità, con 227 voti favorevoli, la proposta di legge A.C. 1693-A per la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale in materia di violenza sessuale e libera manifestazione del consenso. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. La riforma è il risultato del lavoro congiunto svolto in Commissione Giustizia e dell’approvazione di un emendamento presentato dalle relatrici Carolina Varchi (Fratelli d’Italia) e Michela Di Biase (Partito Democratico). Il testo introduce per la prima volta nel Codice penale italiano la nozione esplicita di consenso. Un accordo che ha visto il coinvolgimento anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, a testimonianza della forte convergenza politica.
La deputata Ouidad Bakkali del Partito Democratico ha sottolineato come la portata di questa riforma rappresenti un cambio di paradigma storico, paragonabile al passaggio del 1996 quando la violenza sessuale venne trasferita dai reati contro la morale ai reati contro la persona.
«Da oggi – afferma Bakkali – non sarà più la donna a dover subire una vittimizzazione secondaria, costretta a dimostrare di non essersela cercata. Non sarà più chiamata a provare perché non si sia sottratta alla coercizione, se abbia urlato abbastanza, resistito abbastanza, lottato abbastanza. Non sarà più la donna a dover dimostrare un dissenso esplicito.
Il consenso – prosegue – non può essere conseguenza di pressioni, ricatti, paure, coercizione, intimidazione, manipolazione, incapacità di decidere o abuso di autorità. Non può essere presunto: deve essere manifestato nel momento in cui il rapporto avviene. Deve esistere nel qui e nell’ora e può essere revocato in qualsiasi istante.
Non è un tecnicismo burocratico: è una svolta nel diritto penale italiano, che ci allinea ai più avanzati standard europei e internazionali. Ci uniamo a 21 Paesi europei e ci conformiamo alla Convenzione di Istanbul. Solo il sì è un sì.
Nei bar ne sentiremo delle belle – prosegue ancora Bakkali, osservando anche la prevedibile ondata di sarcasmo e derisione che accompagna ogni progresso dei diritti delle donne -. Succede sempre, ragazze: quando le donne ottengono un diritto, un avanzamento nel contrasto al patriarcato, arriva l’ironia a ridicolizzare e sminuire. È successo con il voto, con l’aborto, con il linguaggio di genere, con le molestie e il catcalling. Siamo sempre descritte come esagerate, isteriche. Ora dicono che dovremo compilare moduli, liberatorie, contratti. A questi ‘battutisti da bar’ andrebbero fatte almeno un paio di domande: “Ma davvero avresti un rapporto con una persona senza essere certo che lo voglia? Tutto bene?” “Conosci la storia di Franca Viola?”»
La deputata osserva infine come la stessa ironia non si manifesti quando vengono emesse sentenze come: “Aveva già avuto rapporti, dunque era in condizione di immaginarsi i possibili sviluppi della situazione” (Macerata, 2025); “Non ha urlato abbastanza, non è stupro” (Torino, 2017); “Era troppo mascolina e poco avvenente” con l’assoluzione di due imputati (Ancona, 2019).























































