Nel 2025 oltre mezzo miliardo di chili di olio d’oliva hanno attraversato le frontiere italiane, deprimendo i prezzi dell’extravergine nazionale, alimentando inganni ai danni dei cittadini consumatori e favorendo un mercato opaco in cui prosperano trafficanti di olio e pratiche illegali. È l’allarme lanciato da Coldiretti, impegnata in prima linea nella difesa dell’olivicoltura italiana e della qualità del Made in Italy, anche contro una parte dell’industria che preferisce approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo invece di valorizzare l’eccellenza nazionale.
Emblematico il caso dell’olio tunisino, i cui arrivi sono aumentati del 40% nei primi dieci mesi del 2025, con un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo. Un dumping che scarica sull’anello più debole della filiera – gli olivicoltori – il peso di una concorrenza sleale, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione.
Su questi temi Coldiretti ha riunito all’Auditorium Parco della Musica di Roma oltre 3.000 agricoltori, dopo le tappe di Torino, Milano e Padova che hanno coinvolto complessivamente 20.000 soci. Un percorso di mobilitazione a difesa delle eccellenze agroalimentari italiane, a partire dall’olio extravergine. All’iniziativa hanno partecipato il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.
L’invasione di olio straniero esercita una pressione sistematica al ribasso sulle quotazioni, frutto anche delle manovre di veri e propri trafficanti dell’olio, che alterano il mercato e minano la sostenibilità economica delle aziende agricole italiane.
Per l’occasione Coldiretti ha allestito insieme a Unaprol la mostra “L’attacco all’olio Made in Italy”, che accende i riflettori su truffe e sofisticazioni che danneggiano imprese e cittadini. Dagli arrivi incontrollati di prodotto extra Ue alle frodi più gravi, come l’olio di semi colorato con clorofilla e venduto come extravergine. Accanto al prodotto low cost che sbarca quotidianamente nei porti italiani, a partire da Civitavecchia, emergono veri e propri casi di illegalità che richiedono un rafforzamento immediato dei controlli.
Fondamentale anche un’azione di informazione verso i consumatori. È necessario orientare gli acquisti verso oli extravergini di qualità, spiegando che il generico “olio di oliva” è spesso il risultato di processi industriali di deacidificazione e rettifica, che attraverso alte temperature e l’uso di carboni attivi eliminano difetti e odori, svuotando il prodotto della sua naturalità.
A tutto questo si aggiunge il nodo delle etichette: la scritta “Confezionato in Italia” campeggia in grande, mentre l’origine reale – Ue o extra Ue – resta relegata in caratteri minuscoli, quasi invisibili. Un meccanismo che confonde il consumatore e penalizza chi produce davvero in Italia e in questo senso saranno fondamentali i soldi recuperati dalla Pac per sostenere investimenti a livello olivicolo per aumentare la produzione.
“La provincia di Ravenna, in particolare il territorio della DOP di Brisighella, prima DOP italiana dell’olio, è caratterizzata da un’olivicoltura di alta qualità – afferma il Direttore di Coldiretti Ravenna Assuero Zampini – essa rappresenta un patrimonio da tutelare e una leva di sviluppo fondamentale per l’alta collina faentina, così fortemente colpite dalle alluvioni e frane del 2023-24”.
“La concorrenza sleale e il rischio di frodi ai danni dell’extravergine italiano – aggiunge Stefano Monti, olivicoltore, consigliere di Cab – Terra di Brisighella e Presidente di Coldiretti Brisighella – rischiano di minare alle fondamenta l’intero comparto olivicolo nazionale, un patrimonio secolare costruito puntando su qualità, sacrificio, resilienza. Bene, dunque, le denunce e le azioni di Coldiretti, questa è una battaglia centrale per la tutela della reputazione dell’olio italiano e per la difesa della salute del consumatore”. Monti ci tiene poi a rimarcare come “le produzioni di eccellenza, penso a tutte le Dop e Igp italiane, garantiscano altissimi standard di qualità, nulla a che vedere, dunque, con prodotti di dubbia provenienza dei quali non è possibile sapere l’origine o a quali tipologie di trattamenti e lavorazioni industriali siano stati sottoposti. Noi, conclude Monti, siamo pronti a tutte le sfide e non ci arrendiamo, ma le regole dei prodotti alimentari devono essere uguali per tutti”.
L’olio, infatti, è simbolo di una battaglia più ampia: oggi solo il 3% dei prodotti alimentari extra Ue viene sottoposto a controlli. Coldiretti rilancia quindi la richiesta di un cambio di passo deciso: più controlli alle frontiere, obbligo di indicazione dell’origine su tutti gli alimenti in commercio nell’Unione Europea e cancellazione della norma dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che consente di “italianizzare” prodotti stranieri con trasformazioni minime.
Rivendicazioni già al centro delle mobilitazioni nel Nord Italia che toccheranno a breve anche l’Emilia-Romagna.

























































