Nel 2025 è esploso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria in Emilia-Romagna, un aumento di quasi il 34% sull’anno prima (+33,8%).
A lanciare l’allarme è la Cgil regionale che, sulla base dei dati Inps diffusi ieri, sottolinea che la tenuta della manifattura è a rischio, mentre gli ammortizzatori ordinari non bastano più.
I dati che emergono dal rapporto Inps, afferma la Cgil, “non fanno che confermare i timori e le preoccupazioni anticipate in questi mesi a livello nazionale e regionale su un sistema produttivo che, in assenza di serie politiche industriali, rischia la desertificazione.
Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state autorizzate 57.154.266 milioni di ore di Cig (Cigo – Cigs – Cigd), in leggera diminuzione (-5,5%) rispetto ai 60.493.751 milioni di ore autorizzate nel 2024 ma largamente superiori a quanto fatto registrare nel 2023 (+46,1% corrispondenti a +18 milioni di ore)”.
Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state autorizzate 36,3 milioni di ore di Cassa ordinaria (-19,1% sul 2024); 20,8 milioni di ore di Cassa straordinaria, in aumento del 33,8%. Per il sindacato sono “particolarmente allarmanti” i dati relativi alla Cigs, perché “che certificano lo stato di profonda sofferenza del tessuto produttivo emiliano-romagnolo. Per molte aziende la speranza di ripresa passa attraverso lo strumento straordinario, sempre legato a processi di crisi profonde, di riorganizzazioni, di esuberi di personale con conseguenti risvolti sulla tenuta del tessuto sociale del territorio”. Una lettura, rimarca la Cgil, confermata anche dagli oltre 50 tavoli di crisi aperti in regione.

























































