La carenza di parcheggi per i dipendenti dell’Ausl della Romagna non è una novità né un episodio isolato, ma una criticità strutturale che la UIL FPL segnala da tempo e che continua a pesare quotidianamente sulle condizioni di lavoro di centinaia di operatori sanitari.

Una situazione ben conosciuta da chi ogni giorno entra in servizio per garantire un servizio pubblico essenziale e che non riguarda solo il presidio ospedaliero di Ravenna, ma coinvolge anche Faenza e numerosi servizi distrettuali del territorio. Infermieri, operatori sociosanitari e personale sanitario sono spesso costretti a iniziare il turno con una vera e propria “caccia al parcheggio”, tra soste lontane, a pagamento o precarie.

Nonostante questo quadro ormai evidente, nelle ultime settimane l’attenzione sembra essersi concentrata su un solo presidio, come se il problema non fosse diffuso e sistemico. In questo contesto, la UIL FPL guarda con preoccupazione alla diffusione di comunicazioni aziendali che pongono l’accento sull’installazione di barriere e sbarre per limitare l’accesso ai veicoli non autorizzati.

Una misura che, secondo il sindacato, rischia di essere fuorviante: il nodo centrale non è la regolamentazione degli accessi, ma la mancanza reale di stalli. Anche le barriere più moderne non risolvono nulla se i parcheggi semplicemente non ci sono. Senza interventi strutturali, i lavoratori continueranno a subire disagi quotidiani.

Per la UIL FPL, la mobilità dei lavoratori della sanità non è un aspetto marginale, ma una condizione di lavoro fondamentale. Chi garantisce ogni giorno la salute dei cittadini non può essere costretto a iniziare il turno sotto stress, dopo minuti – o ore – passati alla ricerca di un posto auto.

Per questo il sindacato ribadisce con forza la necessità di soluzioni concrete e strutturali, valide per tutto il territorio e non limitate a singoli presidi. La UIL FPL di Ravenna continuerà a farsi portavoce delle esigenze dei lavoratori, chiedendo risposte vere all’Azienda e difendendo i diritti di chi opera ogni giorno nella sanità pubblica.