L’Autorità di Sistema Portuale di Ravenna ha ottenuto il certificato EMAS, riconoscimento che sancisce l’attenzione assoluta all’ambiente da parte dell’ente che lo riceve.
Italia Nostra ha commentato “con stupore” la notizia. “Il certificato arriva giusto dopo poche settimane dalla clamorosa assoluzione del presidente uscente Daniele Rossi per la vicenda Berkan B, accusato di reato di inquinamento ambientale (art. 452 bis del Codice Penale), per tenuità del fatto da egli commesso. La nave, vistosamente lesionata da oltre un anno e mezzo, fu lasciata affondare a 100 metri da una zona Rete Natura 2000 Parco del Delta del Po senza alcuna bonifica dai carburanti presenti a bordo, e senza che l’ufficio deputato ai controlli ambientali e sulla sicurezza del lavoro esistente in seno alla stessa Autorità Portuale si degnasse di un sopralluogo, se non dopo anni e dopo le denunce depositate da Italia Nostra. La concessione della banchina, in capo all’AdSP, fu rinnovata retroattivamente per ben tre volte, nonostante le clausole ambientali e di sicurezza palesemente violate. Analogamente, con tutta probabilità le lunghissime e tardive operazioni di bonifica e di rimozione del relitto affondato si sono concretizzate, alla spaventosa cifra di oltre 10 milioni di euro, per arginare il procedimento penale in corso. Non è andata bene invece per il “Cimitero delle Navi”, per il quale il giudice ha deciso di alzare le braccia ed archiviare la denuncia presentata, e che, nonostante le numerose promesse ben recentemente ricordate da Ravenna in Comune, resta ancora al proprio posto.
Un enorme e indicibile ammasso di rifiuti tossici e pericolosi, privo a quanto pare di controllo e della custodia dovuta per legge (tant’è che in rete circolano video, anche recenti, da oltre mezzo milione di visualizzazioni girati da persone a bordo delle carcasse), che ingombra circa un ettaro di acque, rive e fondali del Canale dei Piomboni, ancora in continuità idraulica con il sito Rete Natura 2000 Pialassa dei Piomboni, dove si pesca, come noto, anche di frodo. 16 anni l’ingombro abusivo delle tre carcasse russe, quasi quaranta e oltre per i due relitti più piccoli. Eppure, la certificazione è stata ottenuta. Aggiungiamo la parte attiva tenuta dall’AdSP nella realizzazione delle opere del rigassificatore – ciò che di più “green” e sostenibile si possa immaginare per l’Adriatico e per il territorio di Ravenna – l’impatto devastante del nuovo terminal crociere in costruzione e del traffico già indotto dalle stesse su Porto Corsini, e il quadro di piena sostenibilità è completo”.
Per Italia Nostra, quindi: “L’annuncio per la rimozione dei relitti del cimitero giunge dunque assai tardivamente e senza nulla di concreto messo finora effettivamente in campo. Ma fa il paio con altri annunci sempre disattesi, che da anni illudono i cittadini circa gli obblighi di legge dell’ente di proteggere il patrimonio pubblico di sua competenza, ovvero altri “relitti” in malora arenati sulle rive dei Piomboni, quelli della settecentesca Fabbrica Vecchia e del Marchesato, patrimonio culturale e storico del Porto di Ravenna di cui l’AdSP evidentemente non sa cosa farsene. Ci auguriamo che il nuovo presidente Benevolo non disprezzi ambiente e beni culturali, si faccia attento alle istanze delle associazioni e dei cittadini – previsto dal Certificato EMAS – invece di dispensare querele a destra e a manca come successo prima di lui, e mantenga le promesse”.
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