“Ieri martedi 25 febbraio, in tarda mattinata, una famiglia migrante è stata pubblicamente umiliata e pesantemente offesa presso l’ufficio postale di via Pola da un’impiegata” la denuncia è di Charles Tchameni Tchienga, presidente dell’associazione “Il Terzo Mondo”.
Il fatto è avvenuto quando, appunto ieri mattina, Maelle Gladis Nambou, accompagnata dalla sua bambina di 8 mesi, si è recata all’ufficio postale di via Pola per spedire il kit della richiesta di permesso di soggiorno di lungo periodo in Unione Europea per sua madre, il cui permesso di soggiorno sarebbe scaduto, il 26 febbraio 2025, termine ultimo per l’invio della pratica.
“Una volta giunta allo sportello, la Sig.ra Nambou si è vista respingere la richiesta dall’impiegata, perché sul permesso di soggiorno in scadenza della madre non risultava indicato il cognome del defunto marito, presente invece sul passaporto camerunense” spiega Tchameni Tchienga.
“Dopo aver parlato al telefono con qualcuno, la presunta responsabile dell’ufficio postale è tornata dalla Sig.ra Nambou, sostenendo che avrebbe dovuto recarsi in Questura con sua madre per inviare il kit, perché la pratica era irregolare. Ha inoltre aggiunto che, se negli anni precedenti la signora ha sempre rinnovato il permesso di soggiorno con quel passaporto, è solo perché in Questura nessuno si era mai accorto dell’errore. Secondo lei, infatti, la legge impone che il nome e il cognome siano identici su tutti i documenti, incluso il passaporto.

A nulla sono valse le spiegazioni della Sig.ra Nambou, che ha mostrato all’impiegata altri documenti regolari di sua madre (carta d’identità e tessera sanitaria), nei quali il cognome del padre non era mai figurato. Nemmeno l’intervento e le spiegazioni di un’altra impiegata dello stesso ufficio postale, che aveva compreso la regolarità della pratica e soprattutto l’urgenza dell’invio del kit, hanno avuto effetto, nonostante la scadenza imminente di sole 24 ore, il disagio di Maelle a dover trascinare con lei sotto la pioggia fino in Questura, sia la bambina di 8mesi, sia sua madre over 65 anni con gravi difficoltà fisiche.

Raggiunta telefonicamente, ho ritenuto opportuno accompagnare personalmente la famiglia in Questura per chiarire la situazione. Una volta esposto il problema agli impiegati dello sportello migranti e verificati attentamente i documenti, ci è stato consigliato di recarci presso un altro ufficio postale, perché la pratica risultava del tutto regolare” afferma Tchameni Tchienga.
“Questa è una grave mancanza che avrebbe potuto costare molto caro sia alla Sig.ra Nambou che a sua madre. L’invio del kit di rinnovo, dopo la scadenza del permesso, comporta gravi ripercussioni sulla vita socio-sanitaria del migrante. L’impiegata dell’ufficio postale di via Pola dovrebbe pertanto impegnarsi ad aggiornarsi in materia.
Tengo a sottolineare che stiamo parlando di una pratica (richiesta permesso di soggiorno di lungo periodo UE) che per riuscire a presentarla, occorrono, tempo e denaro, 300 euro.
Fortunatamente, seguendo le istruzioni degli impiegati dell’ufficio immigrazione della Questura di Ravenna e cambiando ufficio postale, la Sig.ra Nambou ha potuto spedire regolarmente il kit per la richiesta del permesso di soggiorno di lungo periodo UE di sua madre, rispettando la scadenza.
Colgo l’occasione per lanciare un accorato appello ai responsabili nazionali di Poste Italiane affinché formino adeguatamente i loro impiegati in materia di immigrazione. Non è concepibile che vengano impiegate persone che, sul campo, dimostrano di non aver ricevuto alcuna formazione o un aggiornamento adeguato su una materia di loro competenza. Questo rappresenta un insulto alla dignità e all’intelligenza delle persone.
Per questo motivo, invito i migranti a evitare di recarsi presso l’ufficio postale di via Pola per le procedure di spedizione della pratica di rinnovo del titolo di soggiorno. Questo caso dimostra che in quell’esercizio pubblico si rischia di essere assistiti da un’impiegata non adeguatamente formata in materia, almeno fino a prova contraria.”