“Ci sono giornate che restano impresse non per ciò che accade, ma per come lo si vive.
Il 28 giugno 2025, lo Stretto di Messina non è stato soltanto un tratto di mare da attraversare, ma un confine simbolico — tra due terre, tra paura e coraggio, tra l’individuo e il gruppo.
Venti persone. Venti storie, venti motivazioni diverse, venti energie che si sono incontrate sotto il sole del Sud. Il gruppo era composto in gran parte da atleti del Romagna Tri e del Triathlon Team Ravenna, uniti in un gemellaggio spontaneo e sincero, nato dalla voglia di fare qualcosa di grande insieme. Non un evento commerciale, non una gara. Una scelta. Una sfida. Un atto di sport e di amicizia.
La traversata, lunga 3200 metri, è partita con il sole ancora basso sull’orizzonte, quando la luce è dorata e il silenzio ha ancora qualcosa di sacro. L’acqua era fredda, ma limpida. La corrente, dalla nostra parte — o forse semplicemente in armonia con il nostro passo.
Bracciata dopo bracciata, ci siamo mossi compatti. Non come un branco, ma come un coro. Ognuno con il proprio ritmo, ma con lo stesso spartito. Il mare, a tratti, sembrava accarezzarci. Altri momenti ci ha messo alla prova, ricordandoci che l’elemento liquido è vivo, e pretende attenzione, ascolto, rispetto.
È lì che si è compiuto il miracolo: il passaggio da gruppo a squadra.
La traversata ha richiesto fatica, sì. Ma è stata anche un viaggio emotivo. Chi ha allungato la mano a chi rallentava. Chi ha lanciato uno sguardo d’intesa a chi aveva il fiato corto. Chi ha nuotato non solo con le braccia, ma con la testa e col cuore.
Lo Stretto, da sempre simbolo di separazione e connessione, si è fatto ponte.
Non solo tra due regioni. Ma tra persone. Tra storie. Tra vissuti sportivi diversi, età differenti, approcci all’acqua anche opposti — ma uniti dalla stessa voglia di esserci.
Non è stata una gara. Eppure ognuno ha vinto qualcosa.
Un pezzo di paura superata. Un confine mentale spostato un po’ più in là.
La sensazione che, a volte, per sentirsi vivi basta essere parte di qualcosa.
Un ringraziamento speciale va a Colapesce ASD, che ha vegliato sulla nostra sicurezza con attenzione, competenza e umanità. A chi ha supportato da terra con occhi vigili e cuore pieno. A chi ha detto “sì” a questa sfida, anche se aveva dei dubbi. A chi l’ha sognata per mesi. A chi si è fidato del gruppo.
Arrivati sull’altra riva, la fatica era evidente. Ma c’era anche qualcosa negli occhi di tutti: una luce nuova. Quella consapevolezza che solo certe esperienze ti regalano.
E in quel momento, scalzi sulla sabbia, col sale sulla pelle e il cuore gonfio, ci siamo resi conto che la traversata non finiva lì.
Perché attraversare lo Stretto è stato anche attraversare sé stessi.
I propri limiti, i propri silenzi, le proprie convinzioni.
E tornare a galla un po’ più forti, un po’ più leggeri, un po’ più noi.”