“Negli ultimi giorni i quotidiani locali hanno fatto un gran baccano nell’acclamare un presunto sgombero del Centro Sociale Autogestito Spartaco, scatenando a catena l’euforia di politicanti e seguaci che da ormai anni sognano la scomparsa di ogni spazio sociale autogestito, pur dimostrando di non saper riconoscere, dall’alto della loro seggiola elettorale, la differenza terminologica tra sgombero, sfratto, bonifica, scadenza di convenzione.
Purtroppo per loro Spartaco non è stato sgomberato, non essendo d’altronde effettivamente occupato. La brutta notizia per noi è invece che, durante lo smantellamento dell’area verde adiacente alla ferrovia, si è consumata l’ennesima prova muscolare delle autorità ai danni di persone in difficoltà.
Chi aveva infatti trovato riparo in questa zona a fronte della sempre più acuta crisi abitativa ha trovato le proprie tende distrutte dalle ruspe e i propri possedimenti buttati in mezzo all’immondizia.
Ci lascia rammaricate e arrabbiate assistere ancora una volta impotenti alla spirale razzista e classista che si approccia alla vita umana come un ostacolo da spostare, espellere, ricollocare a proprio piacimento, facendo leva sulla debolezza e sulla miseria intrinseca al nostro “ordine sociale”.
Non sorprendono quindi parallelamente i comportamenti intimidatori delle forze dell’ordine, presagio di orizzonti non proprio limpidi per il futuro di questo spazio. Senza voler saltare a conclusioni affrettate o creare inutili allarmismi, sappiamo da parte nostra che gli sgomberi avvengono per lo più approfittando dei momenti di debolezza ciclici caratteristici degli spazi autogestiti, come questa torrida estate che ricorda molte altre esperienze analoghe scomparse negli anni passati.
D’altra parte la recente escalation repressiva a livello nazionale, culminata con il “decreto sicurezza”, dimostra un ulteriore salto di qualità nel progetto di desertificazione sociale promosso dal ministero dell’interno, di cui conosciamo fin troppo bene le posizioni fasciste, e portata avanti dai rispettivi scagnozzi territoriali quali prefettura e questura. In questo clima di crescente terrore, dove la retorica securitaria sfuma facilmente nella xenofobia e prende forza anche nella scintillante utopia progressista che ravenna vuole raccontare di essere, non abbiamo soluzioni miracolose per questi tempi bui.
Ci limitiamo a rinnovare l’invito a tenere testa a questa paura artificiale, a stringerci collettivamente attorno ai sempre più rari presidi di autogestione sul territorio, a riscoprire questi come palestra di partecipazione attiva, mutualismo e confronto politico.
Ribadiamo infine la solidarietà incondizionata verso chiunque in questo momento sta pagando le peggiori conseguenze di questo sistema omicida per la sola colpa di essere povero. Pensiamo agli innumerevoli altri sgomberi coatti di persone senza fissa dimora avvenuti qui a Ravenna negli ultimi giorni, come al vecchio sito Pop up e in via Tommaso Gulli, e ci auspichiamo che questa semplice solidarietà a parole possa in un futuro prossimo assumere un potere concretamente trasformativo, anche se ciò dovesse precluderci la grazia dei giornalai locali.
Seguiranno aggiornamenti, intanto vi aspettiamo attorno al CSA Spartaco!”