“Lo ha chiamato “sistema Ravenna” un giornale neanche tanto a caso (“Il sistema Ravenna: una rete di medici pro clandestini. Nel mirino le chat”, Giulia Sorrentino, il Giornale del 15 febbraio 2026). Ci si leggono cose così: «sarebbero certamente già decine e decine i casi in cui sarebbero stati formulati certificati falsi per far sì che venissero attestate patologie incompatibili con la vita comunitaria»; «diversi immigrati poi rimessi in libertà avrebbero commesso diversi reati contro la persona»; «sta assumendo contorni sempre più vasti, soprattutto per il lungo periodo che viene preso in considerazione dall’indagine. L’estrazione dei dati, infatti, va da maggio 2024 a gennaio 2026. Non si è, quindi, davanti a casi isolati, bensì a un ipotetico sistema che avrebbe reiterato il reato in modo consapevole e soprattutto coordinato».
Dove il giornale si fa poliziotto, PM e pure riassume tre gradi di giudizio prima ancora che si chiuda l’indagine. E tifa anche per qualche manganellata che, specie di questi tempi, non si nega a nessuno: «lunedì ci sarà un flashmob fuori dall’ospedale per cui le forze dell’ordine sarebbero già allertate vista l’adesione anche di elementi appartenenti alla rete anarchica».
Anche per questo come Ravenna in Comune torniamo ad invitare a partecipare al presidio organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. Il problema, però, non sta dove puntano il dito il Sindaco («Non tocca ai medici garantire la sicurezza») e il Presidente della Regione («La politica deve assumersi le responsabilità che oggi ricadono sui medici»). Il problema sta nella criminalizzazione delle migrazioni. Se si è arrivati a questa indagine è per un clima in cui centrodestra e centrosinistra fanno a gara a chi è più forcaiolo. Con Barattoni che si lamenta perché continuano ad arrivare navi umanitarie a Ravenna e, anzi, protesta per la mancanza del blocco navale che Meloni continua ad evocare. Con de Pascale che lamenta la mancanza di un CPR regionale…
Ravenna in Comune punta invece il dito su una crescente repressione che si allarga sempre di più. Ieri toccava ai migranti e oggi ai medici di cui si mette in discussione la capacità di certificare uno stato patologico. Ma stanno anche continuando ad essere notificate le denunce ai 32 che hanno segnalato i traffici di morte del porto di Ravenna. E sono già in corso processi contro esponenti di partiti politici e di collettivi per aver manifestato il dissenso. Tutto questo accade a Ravenna.
Proprio questo modello repressivo trasversale a centrodestra e centrosinistra, semmai, è il “sistema Ravenna”.”






























































