“Ciò che, con amarezza, si può aggiungere alle evidenti condizioni di una città letteralmente messa in ginocchio da cantieri simultanei, deviazioni impossibili, tempi di percorrenza moltiplicati e traffico impazzito, è la risposta ufficiale del funzionario della viabilità del Comune di Ravenna che, non potendosi considerare solo insufficiente, si pone al limite dell’offensivo.

Di fronte a una situazione di caos annunciato – con la chiusura del ponte mobile e del sottopasso di Madonna dell’Albero a far da ciliegina sulla torta di un quadro già insostenibile fatto di lavori contemporanei sulla SS 67, sulla SS 16, sul ponte di via Cella  – ci si sarebbe aspettati da parte del Comune di Ravenna quantomeno un’assunzione di responsabilità, un piano di gestione del traffico, una strategia di mitigazione del disagio.

E invece, alla domanda ci come la nostra amministrazione si si posta, rispetto a questo susseguirsi di disagi e alla sua pianificazione cosa mi viene risposto, ad una puntuale richiesta di chiarimenti rispetto al ruolo preventivo svolto dai funzionari incaricati?  Che “i lavori sono gestiti da diversi Enti” e che tutto è stato comunque “condiviso in sede di Comitato Operativo Viabilità”.

Ovvero il nulla, o meglio uno straordinario scaricabarile burocratico.

Altro che “pianificazione condivisa”: ciò che i cittadini vivono ogni giorno sono ore perse in coda, linee di autobus deviate o bloccate, impossibilità di raggiungere il lavoro, l’ospedale.

Nessuno a palazzo Merlato ha pensato a un coordinamento vero, a una sequenza sensata dei lavori, a una comunicazione tempestiva, chiara, efficace.

Nessuno, evidentemente, ha nemmeno immaginato l’impatto devastante che interventi di tale portata, sovrapposti, avrebbero avuto sulla vita quotidiana della città.

Il funzionario si limita a elencare, con freddo distacco, quali siano gli Enti competenti per ciascun cantiere, con un tono che sa di lavata di mani istituzionale.

Come se il Comune di Ravenna potesse permettersi il lusso dell’irrilevanza.

Come se il fatto che gli interventi siano formalmente “di altri” giustificasse l’assenza totale di gestione, pianificazione, ascolto del territorio.

È così che si governa una città? Da spettatori passivi?

Peggio ancora, si nasconde dietro la foglia di fico del COV – il Comitato Operativo Viabilità – che dovrebbe garantire il coordinamento in situazioni straordinarie.

Ma è chiaro a tutti che il risultato è un clamoroso fallimento sul quale da sfondo fa bella mostra di sé un attraversamento dissennato della città da parte di mezzi pesanti e spesso pericolosi, su cui la Polizia Municipale cerca di fare il possibile, giostrandosi fra buon senso ed ordinanze poco chiare.

Quindi la domanda è: chi ha avallato queste scelte?

Chi all’interno del comune di Ravenna ha verificato che gli effetti combinati dei cantieri fossero sostenibili?

La realtà è una sola: il Comune di Ravenna, ha subìto la situazione rinunciando al suo ruolo di guida e coordinamento, ha abdicato al proprio compito di tutela del bene pubblico ed ora, di fronte ad una città in ginocchio, anziché chiedere scusa e correre ai ripari, tenta di cavarsela con una risposta tecnocratica e irritante.

Crediamo che per il futuro, affinché tali situazioni non abbiano più a ripetersi, sia opportuno ripensare interamente il sistema perché nessuna classe dirigente, sia essa operante nel pubblico che nel privato, può permettersi il lusso di lavarsi le mani di fronte a scelte o meglio a “non scelte” di così grande impatto sulla collettività.

I cittadini di Ravenna meritano rispetto, un rispetto che si manifesta con scelte responsabili, trasparenza, attenzione e con il coraggio di assumersi il peso delle proprie scelte, di dire la propria anche quando la competenza (sui lavori) non è diretta, non di limitarsi a rispondere (se sollecitati) con PEC scritte cariche di burocratese e rimpallo di responsabilità.”