“Come noto, dopo alcuni segni negativi dei primi tre mesi dell’anno in corso, i dati turistici del periodo gennaio-giugno 2025 mostrano un aumento delle presenze e dei pernottamenti rispetto al precedente anno 2024. Ciò premesso, la questione centrale sulla quale vorrei porre l’attenzione riguarda la tassa di soggiorno e, soprattutto, il suo utilizzo da parte dell’Amministrazione comunale. Grosso modo il Comune di Ravenna ha introitato nel  2024  oltre  due milioni di euro (più di 2.100.000 euro). La materia è regolata dal Decreto legge 78/2010 il quale ha introdotto tale “….contributo di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive della città…” lasciando ai comuni la facoltà di stabilire l’imposta. Ma oltre ad accertare le entrate,  l’interrogativo riguarda come vengono impiegati questi  proventi, alla luce  del fatto che  la legge ha destinato il gettito: “…a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali…”.
In pratica gli incassi tendono ad aumentare essendo questi direttamente proporzionali all’ incremento del numero dei turisti ma il loro impiego probabilmente si perde in mille rivoli difficilmente riscontrabili e che ad ogni modo  sfuggono al controllo dei Consiglieri comunali.
Ferme restando alcune spese appropriate di promozione e sostegno delle attività turistiche, si rileva come determinate  voci di spesa su cui vengono dirottate parte delle risorse appaiano quantomeno discutibili se non addirittura fuori luogo. Ad esempio gli ‘interventi di manutenzione e di mobilità nelle località balneari’ (€450.000,00), apprezzabili e fondamentali, dovrebbero tuttavia essere già oggetto di capitoli di spesa ordinari specifici senza gravare sui fondi del turismo. La stessa cosa per la voce ‘manutenzione del verde e disinfestazione nelle località balneari’(€450.000,00):  senza dubbio sono attività essenziali ma più correttamente andrebbero coperte da specifici capitoli di spesa inerenti  la cura e la gestione  del verde senza drenare risorse al comparto turistico.  E, ancora, stride l’uso di parte di questo gettito derivato dalla citata imposta di soggiorno destinato a ‘valorizzare la rete commerciale’(€ 74.000,00) perché visti i risultati sotto gli occhi di tutti, è davvero difficile nel concreto cogliere interventi significativi alla luce della progressiva crisi del centro storico e delle attività in esso insediate.

Proprio in relazione a quanto sopra si chiedono chiarimenti per declinare in modo più organico  come vengano utilizzati i proventi di questa ‘tassa di scopo’ finalizzata ad una serie di interventi specifici cui il Comune non può sottrarsi in alcun  modo. È altresì gradita una risposta scritta”