“Si apprende dagli organi di informazione che il governatore De Pascale vorrebbe in qualche misura porre un freno alle visite di pazienti provenienti  da altre regioni per regolamentare meglio gli accessi alle nostre prestazioni sanitarie.

In altri termini la sanità dell’ Emilia Romagna riservata ai solo residenti: un’aberrazione se si pensa allo spirito istitutivo del Servizio sanitario nazionale basato su principi di universalità, uguaglianza ed equità. Oltretutto in termini meramente ragionieristici la cosiddetta mobilità attiva ossia riferita agli utenti che fruiscono da fuori regione dei nostri servizi dà un segno decisamente positivo per oltre cinquecento milioni nella casse dell’ente regionale.

Si tratta di un vero paradosso impraticabile e contro ogni buona logica. Un tema, peraltro, che non tocca solo l’Emilia ma riguarderebbe altre regioni come la Toscana, il Veneto e la Lombardia in cui si verificano numerosi accessi extra regionali.

Si pensi, piuttosto a rendere più efficienti i nostri servizi anziché proporre iniziative in qualche misura che andrebbero a  ledere  il diritto alla salute.

Si comprende l’ansia del governatore di reperire risorse attraverso il recupero alquanto discutibile dei ticket, ma in questa ottica se non ad altro si pensi anche alle entrate derivate dalla mobilità proveniente dai flussi fuori Regione.”