E’ dedicato a Giuseppe Maestri il tradizionale e atteso Calendario Artistico della Cassa di Ravenna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna per il 2026. Originario di Sant’Alberto, dove era nato nel 1929, Giuseppe Maestri è stato una vera ricchezza per la città di Ravenna a cominciare da quella Bottega di Via Baccarini che dal 1965 gestiva insieme alla moglie Angelina Tienghi e che divenne un luogo di incontro dove “curiosi, sognatori e poeti, artisti e professionisti, vecchi e giovani, i famosi e gli sconosciuti” (A.Weyersberg) si davano appuntamento con la certezza che da quel “cenacolo” non sarebbero mai usciti a mani vuote perché Giuseppe, con la discrezione che lo caratterizzava, riusciva sempre a metterli nelle mani un consiglio, un giudizio, l’indicazione di una lettura.
Nella sua Bottega si respirava non solo una serena aria di famiglia, ma si aveva la percezione di essere entrati in un di quelle botteghe artigiane del Rinascimento dove un tempo si apprendeva l’arte sotto la guida del “maestro”. E Maestri, nomen omen, maestro lo fu per davvero. Maestro di arte ma anche e soprattutto maestro di vita. ‘E se l’officina artigiana di Giuseppe non esiste più _ scrive Franco Gabici nella bella introduzione al calendario _, la presenza del “maestro” continua attraverso le numerose iniziative che vengono organizzate per mantenere vivo il ricordo di una squisita persona e dei suoi insegnamenti. Perché Giuseppe è una ricchezza da non disperdere’.
I paesaggi notturni, la “Ravenna sognata”, la luna sempre presente, la specularità che spesso mescola la terra e il cielo sono tratti inconfondibili dell’opera di Maestri che aveva fatto della modestia e della semplicità il suo stile di vita. Maestri, come ha scritto Walter Pretolani, fu “bravissimo nel celarsi: la sua semplicità, la sincera cortesia, la sua sensibilità e cultura l’hanno tenuto al riparo dai rischi delle lodi” e infatti prima di produrre opere tutte sue, Giuseppe utilizzò il suo torchio per dar voce ad altri artisti. Poi, finalmente, è uscito allo scoperto e la gente ha scoperto la sua figura di artista straordinario che con le sue incisioni, dice Pretolani, “ha creato e dato corpo ad una visione originale e meravigliosa di Ravenna”.
Valente artista, al grigiore del mondo contrapponeva i colori delle sue incisioni: “I colori – diceva infatti Maestri – illuminano i miei lavori, come quelli dei bambini. Ma i colori sono anche una forma di protesta personale per non arrendersi davanti al grigiore del mondo”. E ritornava spesso sul tema dei bambini come quando gli fu chiesto come mai usasse nelle sue incisioni colori così accesi. “Se metti un bambino davanti a una scatola di colori – era solito dire – lui sceglierà senz’altro i colori più vivi. E io faccio la stessa cosa perché credo di non essere mai cresciuto”. Attraverso i colori, dunque, Giuseppe dà voce alle emozioni più sincere e le sue incisioni, col fluire del tempo, aprono un varco sottile tra l’innocenza dell’infanzia e il respiro profondo della vita.























































