Si gioca principalmente sul tema del consenso, consenso che per la Procura generale non poteva essere espresso in modo lucido, il ricorso in Cassazione contro l’assoluzione, decisa dal tribunale di Ravenna e confermata lo scorso aprile dalla Corte di appello di Bologna, nel processo per violenza di gruppo ai danni di una ragazza, all’epoca dei fatti, ottobre 2017, appena 18enne.
Imputati sono un 34enne e un 33enne.
Per l’accusa la ragazza era stata stuprata e filmata in un appartamento dove venne accompagnata a spalla dopo una serata in un locale ravennate.
Uno dei due era indicato come colui che aveva incitato, riprendendo la scena e l’altro come chi aveva materialmente abusato della ragazza. La 18enne, ubriaca, era stata accompagnata in un appartamento dove era stata infilata sotto la doccia e filmata; poi c’era stato il rapporto sessuale.
Lei andò a denunciare assieme al fidanzato qualche giorno dopo.
Per la Corte di appello, pur avendo bevuto, la giovane aveva dato un valido consenso al rapporto sessuale. Ma per il ricorso della Procura generale bolognese, firmato dal sostituto pg Mario Profeta e dall’avvocato generale Ciro Cascone, i giudici non hanno colto che la persona offesa si trovava in condizioni di semi-incoscienza, non era lucida, tanto da non sapere se fosse giorno o ancora notte. Questo emerge dagli audio e dai video, in contrasto con le dichiarazioni di un’altra ragazza presente secondo cui era stata invece la 18enne a prendere l’iniziativa.
Per i pg la presunta vittima era semiaddormentata e l’unica frase che aveva pronunciato fu “ehi fermi”, pochi istanti dopo aveva chiesto se fosse giorno.
Le immagini danno conto che in effetti poi non reagì tentando di difendersi o di respingere, ma per la Procura generale il punto centrale non è questo, ma la formazione del consenso che deve essere espresso da persona capace di rendersi conto, perché lucida e presente a se stessa, della condotta che le è richiesta o proposta. Consenso che, in questo caso, era viziato: la giovane si trovava in stato di inferiorità per la pregressa assunzione di alcol ed era ancora inebetita. Condizione che avrebbe dovuto indurre i due a non approfittare della situazione.
(ANSA)























































