“Secondo la Costituzione italiana, “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, salvo eccezioni stabilite dalla legge. In base ad una riforma nazionale del 1997, non possono fare parte delle commissioni di concorso gli amministratori pubblici eletti o nominati per via politica (nei Comuni, sindaci, assessori e consiglieri). Il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL, legge 267 del 2000) consente che alcuni dirigenti, secondo una certa percentuale, siano assunti dal sindaco senza concorso pubblico, con contratti precari, che “non possono avere durata superiore al mandato elettivo”, tornando perciò a casa quando se ne va chi li ha assunti.

Il 31 maggio 2025, quando a Ravenna è cessato il secondo mandato di de Pascale, sarebbero dunque dovuti cessare i contratti a tempo determinato dei seguenti dirigenti: Maria Brandi, vicesegretario generale e dirigente del Personale e di altri servizi; Daniele Capitani, dirigente dell’Urbanistica; Valeria Galanti dirigente dello Sportello Unico per l’Edilizia (SUE); Andrea Giacomini, comandante della Polizia Locale; Maria Grazia Marini, dirigente del Turismo; Alessandro Martinini, dirigente dello Sportello Unico per le Attività Produttive ed Economiche (SUAP), nonché capo area di Sviluppo Economico, Turismo e Sport. Essere assunti da un sindaco solo per la durata del suo mandato non vieta di essere riassunti ininterrottamente, per i successivi mandati, dallo stesso o da nuovi sindaci, fino alla pensione. Essendo già successo, sono in effetti sulla buona strada, Marini e Brandi, assunte ininterrottamente, dal 2000, in entrambi i mandati, dai sindaci Mercatali, Matteucci e de Pascale. Galanti, Giacomini e Martinini sono stati assunti per due volte da de Pascale, Capitani da de Pascale solo per l’ultimo mandato.

È vero che ogni legge va applicata con buon senso. In genere, per il passaggio delle consegne, non si va oltre uno o due mesi. Il regolamento comunale sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, benché approvato non dal Consiglio comunale, ma dalla Giunta, dice che: “Al fine di garantire la continuità dell’azione amministrativa e la piena operatività delle strutture organizzative dell’Ente, i dirigenti a tempo determinato permangono nell’incarico ed esercitano le loro funzioni fino alla loro sostituzione”, che non vuol dire “finché farà comodo al sindaco”. Se poi, per dare alle assunzioni personali del sindaco, con scelte inevitabilmente politiche, il senso di una selezione pubblica, si indice una specie di bando, si proroga il contratto scaduto di quel tanto che serva per concluderlo.

Il problema, ora di legittimità, è però che i sei dirigenti “scaduti” con de Pascale non solo sono ancora ai loro posti, peraltro di grande o altissima responsabilità, ma hanno sottoscritto tutti un nuovo contratto che scade il 31 dicembre 2025, oltretutto senza alcun limite per ulteriori proroghe. Sette mesi addirittura di sforamento dei dirigenti provvisori di de Pascale oltre i termini di legge (e dello Statuto comunale), appare dunque temerario. Tanto più che il procedimento cosiddetto “selettivo” dei “nuovi” dirigenti,  tutt’altro che breve, fissato da questo regolamento stesso (pubblicazione di un avviso; preselezione dei candidati coi curriculum; selezione di una commissione tecnica con colloqui; scelta diretta del sindaco con colloqui), non è stato neppure avviato.

Salvo collocamenti a riposo o assunzioni da altri enti pubblici, si può scommettere, senza essere denunciati (anche se Ravenna è successo), che non ci saranno staffette tra vecchi e nuovi assunti. Non si esclude, che i dirigenti in causa siano, almeno in parte, meritevoli di succedere a se stessi, anche se sarebbe sempre preferibile con concorso. Avranno occasione di giudicarli i cittadini che hanno potuto valutarne di persona statura tecnico-professionale, capacità, impegno, disponibilità, risultati. Quello che, al momento, chiedo però al sindaco, è come giustifica e spiega i fatti che sopra ho contestato.”