“La tenacia nelle avversità è una caratteristica delle donne imprenditrici ferraresi e ravennati, alle prese con una crisi che non sembra attenuarsi. Nelle attuali difficoltà congiunturali che stiamo attraversando, infatti, un dato positivo arriva proprio dal mondo dell’imprenditoria femminile, che si conferma una delle componenti più dinamiche del sistema economico locale”.
Il dato complessivo colloca Ferrara e Ravenna prime in regione con 15.154 imprese registrate al 30 settembre 2025, pari al 22,3% del totale. Lo sa bene la Giunta della Camera di commercio che, il 18 dicembre scorso, all’unanimità, ha approvato, rafforzandone le funzioni, il programma di attività del Comitato per l’imprenditoria femminile guidato da Antonella Bandoli. 

Tanti i progetti in cantiere: dalla facilitazione all’accesso al credito alla formazione personalizzata, dall’informazione sulle opportunità di investimento all’affiancamento nella nascita e nello sviluppo di nuove imprese e nel consolidamento di quelle esistenti, da focus permanenti sugli scenari di sviluppo della imprenditoria femminile a supporto delle politiche economiche e dei processi decisionali alla realizzazione di ecosistemi imprenditoriali collaborativi. Scorrendo nel dettaglio il piano degli interventi, particolare evidenza assumono la tappa a Ferrara, in collaborazione con Unioncamere e Promos Italia, del progetto nazionale “Digit Export Day”, la giornata informativa “Trova il finanziamento adatto alla tua impresa“, il tutoraggio, a cura del Comitato, per tutte le giovani donne che, all’interno del “Bando vieni a vivere a Ferrara e Ravenna” promosso dalla Camera di commercio, trasferiscano la propria residenza in provincia di Ferrara o Ravenna e che ottengano un nuovo contratto di lavoro con un’impresa del territorio, la certificazione di parità e la violenza di genere, in collaborazione con le Consigliere (regionale e provinciali) di parità, l’Atlante delle buone pratiche di imprese femminili a favore dell’equità e dell’inclusione nei luoghi di lavoro (opportunità di carriera, promozione leadership femminile, ambienti professionali inclusivi, superamento di barriere e stereotipi, benessere organizzativo…), giornate formative per stimolare la partecipazione delle studentesse universitarie a iniziative imprenditoriali.

“Nelle province di Ferrara e Ravenna – ha sottolineato Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna – le imprese femminili danno lavoro al 17% di tutti gli addetti del settore privato, generando un valore aggiunto di oltre 4 miliardi di euro. Dati, però, che non devono distrarci dall’obiettivo principale: quello di creare una cultura del lavoro e un ambiente professionale amico delle donne, attento alle loro esigenze, capace di accogliere e valorizzare le loro capacità. E’ vero, non esiste un modo di fare impresa al maschile o al femminile: un’impresa deve stare sul mercato, e le leggi di mercato non fanno distinzioni di genere. Ma per competere è necessario che le condizioni siano le stesse per chiunque vi operi: stesso mercato, stesse regole, vale anche in questo caso. E’ proprio comprendendo il valore e le potenzialità delle donne d’impresa – ha concluso Guberti – che la Camera di commercio, attraverso il Comitato per l’imprenditoria femminile, investe su una cultura imprenditoriale che fa della partecipazione femminile un irrinunciabile punto di riferimento”.


“Politiche per la famiglia, sostegno alla maternità, potenziamento dei servizi, conciliazione con i tempi di lavoro e con quelli di cura rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la crescita del Paese e dei nostri territori. 
Così Antonella Bandoli, presidente del Comitato, che ha aggiunto: “Le tante storie raccolte in questi anni insieme alle colleghe del Comitato danno la misura dei successi ma anche delle difficoltà affrontate, restituendo l’immagine di un insieme coeso, pieno di risorse e di genialità. E’ proprio comprendendo il valore e le potenzialità delle donne d’impresa che da più di venti anni la Camera di commercio, attraverso il Comitato per l’imprenditoria femminile, investe su una cultura imprenditoriale che fa della partecipazione femminile un irrinunciabile punto di riferimento. Il Comitato  continuerà a mettere a valore questo asset con interventi concreti, diffusi e, dunque, sempre più vicini alle esigenze delle donne che fanno impresa”.
“Disparità economiche, discriminazioni e violenze – ha evidenziato Gisella Ferri, vice presidente del Comitato – sono tutte figlie della stessa radice, di una mentalità dura a scomparire che si annida anche nei luoghi più impensabili e tra le persone più insospettabili e che non conosce confini geografici, di censo, di livello di istruzione. Nelle province di Ferrara e Ravenna una impresa su 5 è gestita da donne, con risultati spesso migliori di quelli dei colleghi uomini. Il mettersi in proprio di tante donne – ha concluso Ferri  non rappresenta solo una chiave per l’affermazione personale e professionale, ma soprattutto è un fattore fondamentale di crescita e sviluppo di un intero territorio.”

L’indagine della Camera di commercio. Le donne hanno livelli di istruzione mediamente più alti rispetto ai colleghi uomini e, nell’80% dei casi, provengono da un percorso lavorativo precedente e scelgono di mettersi in proprio per autorealizzarsi e non come una alternativa alla mancanza di lavoro dipendente. Ciò contribuisce ad imprese più orientate alla valorizzazione delle risorse umane e a confermarlo sta anche l’attenzione ai collaboratori: il 28% delle imprese femminili ferraresi e ravennati, infatti, adotta misure di conciliazione dei tempi di vita – lavoro (contro il 22% delle non femminili) e la presenza di una leadership laureata aumenta l’attenzione al welfare fino al 40%. Oltre il 70% delle femminili per l’avvio d’impresa fa ricorso al capitale proprio o familiare, fattore che, pur generando una maggiore stabilità iniziale, può frenare la propensione delle imprese ad investire. Le imprese femminili, infine, che utilizzano la leva finanziaria (finanziamenti all’avvio e incentivi pubblici) mostrano, rispetto alle altre imprese femminili, un livello di produttività del lavoro superiore del +33% che sale al 40% quando è accompagnato da investimenti in formazione in capitale umano. In questo caso, ad un “effetto diretto” derivante dal capitale finanziario sulla performance aziendale si aggiunge quello “indiretto” della formazione, che incide per circa un quinto sull’aumento della produttività.