“Il cambiamento è ormai tracciato: con l’ufficializzazione del decreto regionale, l’Istituto Comprensivo Cervia 3 si avvia all’assorbimento da parte del Cervia 2. Non è solo una questione di nomi che cambiano, ma di una scelta che individua in Cervia uno dei territori sacrificabili sull’altare della razionalizzazione dei costi.
Annalisa Ricci, Segretaria della CISL Scuola Romagna, interviene con una riflessione che non fa sconti sulle criticità di questa manovra: “Siamo davanti all’ennesima operazione di ‘maquillage contabile’ che colpisce il cuore della scuola romagnola. Accorpare il Cervia 3 non è una scelta organizzativa lungimirante, è un taglio lineare mascherato da necessità demografica. Continuano a dirci che, siccome ci sono meno bambini, dobbiamo chiudere le scuole; noi diciamo l’esatto contrario: meno alunni significa che finalmente potremmo avere classi meno affollate, dove nessuno viene lasciato indietro. Creare istituti ‘monstre’ non migliora l’efficienza, la distrugge: significa caricare i dirigenti di responsabilità infinite e rendere la scuola un luogo più distante dalle famiglie. A Cervia la scuola è un presidio di cittadinanza: se spegni una presidenza, spegni un pezzo di territorio.”
La preoccupazione del sindacato tocca tasti concreti che riguardano la vita quotidiana di chi la scuola la vive. La fusione non deve tradursi in una riduzione dei posti di lavoro, specialmente per il personale amministrativo e ausiliario che garantisce ogni giorno la sicurezza e il funzionamento dei plessi. Il rischio reale è che un’unica segreteria, chiamata a gestire una realtà così vasta, finisca per offrire risposte più lente e una gestione meno attenta alle specificità delle singole frazioni.
Il Cervia 3 ha rappresentato per anni un punto di riferimento con una sua storia e una sua progettualità che non possono essere cancellate per una mera esigenza di bilancio. Cancellarlo per far tornare i conti della spesa pubblica è un segnale di resa. La scuola è l’ultimo presidio dello Stato nelle comunità e, quando si inizia a risparmiare sull’istruzione, si sta decidendo di non investire sul futuro dei cittadini di domani.”