“Intolleranti, facinorosi, violenti e antidemocratici sono solo alcuni degli aggettivi che gli esponenti della destra locale hanno affibbiato a chi l’altra sera faceva parte del gruppo di persone che, trovatosi ai giardini Speyer, si è confrontato con la marcia silenziosa.

Quella marcia che millantava l’esigenza di una fatidica sicurezza e legalità, ma che difatti si è dimostrata tutt’altro.

Non ci spaventano i toni intimidatori né tantomeno le interpretazioni molto espansive di termini come violenti e anti democratici (nonostante questi soggetti politici dovrebbero conoscere bene i significati di queste parole, perché hanno colleghi di partito che hanno avuto condotte giudicate proprio dai tribunali italiani come condotte antidemocratiche).

Non ci spaventa perché sappiamo che ciò che è successo la sera scorsa non è stata un aggressione, né tanto meno si può chiamare contestazione, perché cantare bella ciao (famosa canzone della resistenza che ha liberato questo paese e ne è stata la colonna sonora per gli anni della ricostruzione) non è un atto scandaloso o come detto da loro “intollerante” e inoltre se quel corteo fosse davvero stato pacifico non sarebbe stato infastidito da questo.

Cosa che invece non è accaduto perché hanno iniziato a inveire dal corteo insulti, minacce, da qualcuno in risposta a bella ciao è stata cantata “faccetta nera” tenendo stretta la bandiera italiana, che invece si, è una canzone che inneggia ad un periodo storico di profonda intolleranza politica. Infine per non farci mancare nulla è stato anche riferito ad alta voce: “qui è pieno di magrebini che accoltellano italiani”.

Ora questi episodi i nostri “giudici” non li hanno notati, ma noi non ce li siamo fatti sfuggire.

E siamo arrivati alla conclusione che quindi questa marcia era composto anche da persone che non hanno come scopo la volontà di maggiore sicurezza, ma l’imposizione di una propaganda politica ben precisa e allineata con il securitarismo e lo stato di polizia che vanno tanto di moda al governo.

Nascondendosi dietro a slogan ammiccanti come sicurezza e legalità hanno ingannato di fatto, coinvolgendo, anche persone che nulla avevano a che fare con questa propaganda e che invece pensavano che fosse un corteo pacifico per la città.

Questo non era un corteo silenzioso, né tanto meno pacifico, per riflettere sul problema della legalità in città.

Questa era una ronda razzista con lo scopo di intimidire gli abitanti e frequentatori di un quartiere popolare e multiculturale come quello della stazione.

Questa non era una marcia era una caccia allo “straniero” e al diverso. E tutto questo noi non lo possiamo accettare, per la storia di questa città da sempre accogliente e contro ogni discriminazione, ci schiereremo sempre contro queste ronde razziste e non cortei silenziosi.”

Rete Diritto alla Casa – Ravenna Antifascista