La corte d’appello di Catania ha revocato la confisca del bene di via Granarolo, dietro al distributore di benzina, ed ora l’immobile, per altro ritenuto abusivo dal Comune di Faenza, può tornare nella disponibilità del proprietario. Il caso aveva fatto molto discutere nei mesi scorsi poiché la struttura era entrata a far parte dell’elenco dei beni confiscati alla mafia. L’intero terreno sarebbe dovuto passare di proprietà al Comune di Faenza. L’amministrazione aveva già comunicato il progetto di trasformare l’area in una zona per orti sociali. Ora tutto è stato cancellato.

“La cosa ci appare quantomeno singolare” fa notare Faenza eco-logica, “poiché la confisca era definitiva, “decisa con sentenza di Cassazione 7 giugno 2016 in danno ad Alfio Maria Aiello” (boss mafioso di Cosa Nostra etnea), come ci rispondeva il prefetto. L’ultima proprietaria del fabbricato era la moglie di Franco Costanzo, (altro indagato e poi condannato nell’ambito di vari processi per mafia etnea dal tribunale di Catania, ora deceduto, da quel che sappiamo). Il fabbricato poi è passato allo Stato con una prima sentenza nel 2012 (divenuta appunto definitiva nel 2016)”.

Essendo tuttavia stato condannato un altro componente del nucleo familiare, e non il legittimo proprietario, ed essendo emerse nuove documentazioni, il ricorso è stato accolto.

“Ora immaginiamo che il Comune dovrà obbligare i proprietari, tornati in possesso dei loro beni, ad abbattere l’edificio abusivo, con relativa multa: in oltre 10 anni nessuno delle istituzioni si è mai accorto che questo fabbricato (confiscato) era abusivo. Il Comune gli aveva pure dato il numero civico (a un edificio abusivo, evviva!) e proprio lì aveva concesso la SCIA per inizio attività alla ditta Esteticar, sempre della moglie del Costanzo” ricorda Faenza eco-logica .

“In tutti questi anni in cui formalmente erano sotto sequestro e confisca, il terreno e il fabbricato sono stati frequentati da mezzi e tir e nell’aprile 2022 venivano scaricate montagne di non si sa cosa. Sono state fatte le analisi nei terreni che il Comune aveva richiesto?
A fine marzo si attendeva il nulla osta dell’Agenzia Beni Confiscati alla Criminalità. Questo nulla osta è arrivato?
Anche se il terreno è tornato di proprietà dei proprietari questo non implica che non si debba verificare lo stato dell’inquinamento, (anche per capire se i futuri proprietari potranno coltivarci o se dovranno bonificarlo) e perseguire l’ipotetico reato di sversamento illecito di rifiuti.
Il Comune di Faenza, da quanto apprendiamo dalla stampa, accetta di buon grado la sentenza, e non si sogna minimamente di opporsi per riavere quel terreno desolato.
Anche perché, immaginiamo, la patata bollente di un terreno confiscato alla mafia, da trasformare in orto sociale, poco si addice al nuovo polo logistico in progetto proprio nel terreno a fianco, che per ora è solo un “accordo operativo” in stand by, pronto solo ad essere rispolverato.
Ma vogliamo vederci chiaro, e cercheremo di ottenere maggiori informazioni”.