“Proprio il giorno successivo all’approvazione del disegno di legge per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo da parte del Consiglio dei ministri, torniamo a parlare di un nuovo sbarco ONG a Ravenna. Dopo oltre cinque mesi, infatti – osserva il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni – il Governo Meloni ha riassegnato al nostro Porto l’attracco di una nave di migranti.
Questa scelta, ancora una volta, ci dimostra la differenza che intercorre tra propaganda e realtà: da anni si millanta l’esecuzione di un blocco navale che non è mai realmente esistito. Anzi.
I dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno ci dicono che non si sono registrati mai così tanti sbarchi come in questi anni.
A Ravenna, da quando l’attuale Governo è in carica, sono arrivate 24 navi ONG fino allo stop che avevo richiesto ad agosto scorso, per via di un’evidente disparità di trattamento fra porti distanti qualche ora di navigazione.
Una richiesta che nasceva dal fatto di voler rimettere al centro la collaborazione istituzionale fra gli enti, l’equilibrio fra i territori e soprattutto l’attenzione su chi paga in prima persona il prezzo maggiore di questi viaggi della speranza: bambini e bambine, donne e uomini che si trovano a dover raggiungere scali lontani dal punto in cui vengono soccorsi.
Anche così siamo passati da una nave ogni due settimane a uno stop di cinque mesi, e al fatto che non esistono più porti in Italia a cui il Governo possa promettere lo stop agli sbarchi.
In quell’occasione avevo inoltre ribadito la necessità di conoscere i criteri in base ai quali vengono assegnati i porti alle ONG e perché ai Comuni non vengano riconosciuti tutti i costi sostenuti per la gestione delle persone migranti e dei minori stranieri non accompagnati, che in questo modo rimangono in carico ad altri capitoli di spesa dell’ente locale.
Le risposte sono arrivate finora solo in maniera indiretta e approssimativa, ma parlano i fatti: sull’immigrazione si sono fatte molte promesse e si è fomentata molta cattiveria, ma non si sono né ridotti gli sbarchi, né si sono rafforzati percorsi di inserimento.
E torniamo così al tema della propaganda: da una parte si rappresenta un’emergenza per alimentare una paura, dall’altra non si riesce a governare il fenomeno, con l’unico risultato di lasciare sempre soli i cittadini e i territori.
Ravenna non cerca la forza che impone, ma quella che sostiene: farà sempre la sua parte, a patto però che ci siano regole chiare e condivise, per tutti”






























































