Agricoltori frontisti da vittime a capri espiatori? Questa la domanda che Coldiretti Ravenna si pone e pone a tutti i Sindaci dei Comuni dell’Unione della Romagna Faentina alla luce della linea che, a quanto pare, andrebbe ad adottare la Regione Emilia Romagna tramite l’Assessorato all’Ambiente e Difesa del suolo e della costa, in merito alla gestione post alluvione dell’invaso dei tratti dei fiumi dell’area dell’Appennino privi di arginatura.

“Da quanto emerso sinora – afferma Coldiretti – pare che la Regione non intenda procedere alla sistemazione di questi tratti assumendo la motivazione che nelle zone prive di arginatura la gestione sarebbe a carico dei frontisti. Dato che una decisione simile fa intendere che le sistemazioni non saranno inserite nelle richieste di danni e pertanto che quanto provocato dalla catastrofica alluvione non sarà computato nelle opere di ripristino – prosegue l’Organizzazione agricola – abbiamo chiesto ai sindaci, anche tramite l’interessamento diretto dei nostri Presidenti delle sezioni faentine, di intervenire al fine di chiarire anche in sede di Unione dei Comuni gli aspetti nebulosi di questa gestione regionale dei fiumi post alluvione.

Secondo Coldiretti, infatti, “è evidente come non possano, a fronte della eccezionalità del danno, essere imputati i costi di ripristino alle proprietà frontiste a cui, ricorda l’Organizzazione agricola, sino al giorno prima dell’evento era vietato qualsiasi approccio o attività vicino al corso dei fiumi”.

“Sappiamo – commenta il Direttore di Coldiretti Ravenna – che alcuni Sindaci da noi informati hanno già manifestato la nostra medesima preoccupazione, sarebbe infatti totalmente inaccettabile che gli agricoltori frontisti, ai quali fino al 15 maggio era assolutamente vietato qualsiasi intervento sugli alvei, venissero considerati dal 18 maggio praticamente responsabili di quanto avvenuto, sulla base tra l’altro di un obbligo di ripristino calato dall’alto e con costi per progetti e interventi di sistemazione, peraltro soggetti ad autorizzazioni regionali, non conteggiati tra i danni alluvionali e quindi tra i risarcimenti. Questo disastro – conclude Zampini – non può oggi essere scaricato sui frontisti, essi – lo ribadiamo – sono vittime, non trasformiamoli, dunque, in capri espiatori”.