Arresto cardiaco: campagna di sensibilizzazione per la Rianimazione Cardiopolmonare

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Le statistiche stimano che in Europa gli arresti cardiaci siano 400mila, di cui il 70%  in presenza di qualcuno in grado di praticare prontamente un massaggio cardiaco.

In occasione della giornata di sensibilizzazione sulla Rianimazione cardiopolmonare, sabato 19 ottobre, in Piazza San Francesco a Ravenna, ci sono state simulazioni eseguite dagli esperti del 118, in collaborazione con le associazioni di soccorso del territorio.

In Italia si registrano circa 50-60 mila casi di arresto cardiaco all’anno e l’esito dell’intervento dei soccorsi è positivo nell’11-16% dei casi.

Le vittime di arresto cardiaco mediamente e recentemente avevano un’età compresa tra i 40 e i 70 anni, ma l’ “asticella” si sta abbassando, visti casi passati alla cronaca anche tra i giovani atleti, ben al di sotto dei 40 anni.

Allegato al video, riportiamo l’intero articolo dal titolo “Arresto cardiaco, campagna di comunicazione per la Rianimazione Cardiopolmonare”, a cura di Mirella Madeo:

<<Le statistiche stimano che in Europa gli arresti cardiaci sono 400mila il cui 70 per cento, se in presenza di qualcuno in grado di praticare prontamente un massaggio cardiaco, si potrebbe risolvere positivamente.

In occasione della giornata di sensibilizzazione sulla Rianimazione cardiopolmonare sabato scorso in Piazza San Francesco, ci sono state simulazioni eseguite dai volontari del 118, in collaborazione della Pubblica Assistenza e della Croce Rossa Italiana che eseguiranno le manovre salvavita da effettuare tempestivamente,

affinché si possa scongiurare la morte di chi viene improvvisamente colpito da infarto.

Si tratta di una tra le più importanti campagne di sensibilizzazione contro la morte coronarica fulminante.

In Italia si registrano circa 60.000 morti all’anno, vittime di arresto cardiaco che hanno tra 40/ 60 anni di età.

Se non ci fosse una rete di numerosi operatori laici in grado di prestare un immediato soccorso, sarebbe morte certa, poiché entro 6/8 minuti dall’insorgere di un infarto, il cervello subisce danni irreversibili.

A Ravenna, ogni due giorni, una persona necessita dell’intervento di rianimazione cardiopolmonare del “118 Romagnasoccorso”, che esegue 150-200 interventi in un anno.

Otto decessi su dieci sono cagionati da un arresto cardiovascolare, stima che nel nostro Paese, corrisponde ad  un’incidenza di 50-60mila persone decedute all’anno, casi per i quali l’esito di un intervento tempestivo dei soccorsi è positivo nell’11-16% delle casistiche.

Fondamentale per ripristinare e stabilizzare l’attività cardiaca , oltre alla tempestività dei soccorsi, è che nell’attesa del personale sanitario, vengano praticate le prime manovre di Rianimazione, è altresi essenziale l’utilizzo del defibrillatore.

Vi sono circa 5 minuti per agire prima che si verifichi un danno celebrare per mancanza di ossigeno, e dopo 10 minuti, in assenza di manovre rianimatorie, i danni sono irreversibili.

È questo il motivo per cui già da anni si svolgono corsi in cui si formano persone comuni, cosiddetti “soccorritori laici” , alla rianimazione cardiopolmonare e all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico DAE.

A Ravenna si è formato un gruppo di persone, addestrate ed autorizzate a svolgere queste operazioni, che mediante una App, operativa a livello regionale, qualora si trovino nei pressi del manifestarsi di un evento di arresto cardiorespiratorio,  possono facilmente essere geolocalizzati dalla Centrale Operativa del 118 e prestare un primo intervento.

In molti, tra autorità ed  operatori del settore sanitario, sottolineano l’importanza e la necessità di una cultura diffusa del soccorso, grazie alla quale i cittadini sarebbero correttamente formati ed, avendone gli opportuni strumenti cognitivi, sarebbero in condizione di dare aiuto a persone colpite da arresto cardiocircolatorio.

Da più parti si invoca che tutte le strutture pubbliche siano dotate di defibrillatori, auspicando, al contempo, che ci siano  sempre più persone in grado di utilizzarli.

È questa la ragione  che ha spinto il 118 Romagnasoccorso” insieme al Comune di Ravenna a  “ sposare” l’iniziativa sostenuta dalla Regione Emilia Romagna, promossa dal Parlamento Europeo.

La “Settimana ViVa per la Rianimazione Cardiopolmonare”, volta a sensibilizzare la cittadinanza, attraverso dimostrazioni pratiche, situazioni di emergenza simulate con l’ausilio di un manichino, che ha avuto come scrnario Piazza San Francesco, nella quale sono stati allestiti stands dedicati, presso cui è stato possibile per tutti ottenere informazioni sull’argomento.

All’interno di uno degli stand presenti sul posto, erano esposti tutti gli strumenti adoperati nel primo soccorso durante le grandi calamità, oltre alle tute ed alle bombole di ossigeno da indossare nei casi di pandemie, come l:ebola, e quelle invece utilizzate dagli operatori sanitari per proteggersi dai rischi di contaminazione biologica.

In un’altra parte dello stesso stand si potevamo osservare i diversi tipi di “portantine” usate per il trasporto in ambulanza, una delle quali aveva un’imbracatura che era la fedele riproduzione di un seggiolino da automobile, per i pazienti più piccoli.

Sulla piazza erano posizionati dei manichini, con l’aiuto dei quali venivano fatte le simulazioni.

Abbiamo assistito ad una dimostrazione pratica di pronto intervento.

L’operatore ci ha detto che solo in seguito all’essersi sincerati che la persona in stato di bisogno, sia pur priva di coscienza, respiri ancora, si può iniziare a praticare il massaggio, non senza prima aver allertato i soccorsi ed avere richiesto l’ausilio del defibrillatore.

È solo a questo punto che si procede a fare il massaggio cardiaco, e per farlo in maniera efficace, è necessario porsi perpendicolarmente rispetto al torace della persona, posizionando i palmi delle mani tra la linea mammaria, sullo sterno, con una compressione di cinque centimetri di profondità, ripetendo l’operazione, per circa trenta volte, lasciando però che tra una compressione e l’altra vi sia un margine di tempo, per consentire il riespandersi della cassa toracica, che in caso contrario non avrebbe modo di risalire in superficie,impedendo il corretto funzionamento della pompa cardiaca.

In un secondo momento, viene utilizzato il “DAE” che è di supporto all’agire del soccorritore.

Sul torace della persona vengono dunque applicate le piastre, si inserisce il connettore e, dopo aver scansionato analiticamente la situazione clinica della stessa, attraverso dei comandi vocali, il defibrillatore, che funge anche da “scatola nera”, in quanto registra tutto nei minimi particolari, guida le azioni di chi presta soccorso.

Allontanate, quindi, le altre persone, la cui presenza potrebbe provocarne una registrazione artefatta, si da lo choc ed immediatamente dopo si prosegue con il massaggio per altri due minuti, in attesa dell’arrivo dei sanitari.

In esposizione vi erano inoltre i mezzi di ultima generazione, la macchina “medica”,  utilizzata per le situazioni di emergenza di maggior gravità e l’ambulanza attrezzata.

È stato un vero peccato che le scolaresche non abbiano aderito all’invito, era davvero un’occasione importante per loro poter imparare una preziosa lezione di vita come questa.

A breve dovrebbe essere approvata la normativa che consentirà a tutti di usare i DAE in stato di necessità.

Recentemente è partito un progetto rivolto alle scuole, il quale essendo però, purtroppo, sottofinanziato, senza l’attività di sensibilizzazione svolta dai volontari, la cultura del soccorso sarebbe pressoché inesistente, ciò a discapito di noi cittadini>>.